Ascolto parallelo con ElFecondadòrDelPartenón #16: On How To Lubricate Capital’s Effect (2014) di Jar Moff

29 novembre 2014 § Lascia un commento

Del JarMoffone nostro abbiamo già parlato qui e qui, inutile riassumervi tutto. Solo che a un certo punto arriva il botto: Jar Moff annuncia su Twitter di aver messo in free download il suo nuovo lavoro, assieme ai due precedenti pubblicati su vinile dalla PAN. Porca miseria, potevo mai sottrarmi? NO, DANNAZIONE! E magari non fatelo neanche voi, consultate il profilo Twitter di Jar Moff e cercate l’ultimo link dal quale scaricare tutto, ché questo link cambia con cadenza settimanale. Non potevo non avvisare ElFecondadòrDelPartenón, a cui poco manca per essergli vicino di casa.
E il gioco è fatto: oggi non solo rivedremo le nostre conclusioni sulle ambizioni opportunamente rimisurate del Nostro, ma verificheremo per voi se vale la pena ascoltare On How To Lubricate Capital’s Effect, l’ultima installazione della “trilogia finanziaria” del misterioso Jar Moff.

DeReviùer: Come prevedi che finirà la trilogia?
ElFecondadòrDelPartenón: Mah, io mi auguro che sia qualcosa di sensibilmente diverso e non una sintesi dei due approcci sperimentati negli altri due lavori.
DR: Prima di cominciare, qualche parola da dire? Io no.
EFDP: FOTTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!
DR: Va bene, allora cominciamo!
EFDP: E cominciamo!

"Boni, sennò ve sfirzo!"

“Boni, sennò ve sfirzo!”

DR: Inizio all’insegna della suspence come sempre.
EFDP: Parte come gli Autechre di Incunabula.
DR: Sembra più elettronica vecchia tipo Alvin Lucier o Morton Subotnick o addirittura Stockhausen.
EFDP: A me ha ricordato Incunabula, forse sono stato suggestionato dal fatto che l’ho riascoltato qualche giorno fa. Comunque sembra molto più dilatato, più strutturato per adesso.
DR: E ora, feedback à la Eye Flys dei Melvins che si confondono con fiati ovattati, immersi nei soliti clangori da castello/macello degli orrori.
EFDP: Il tutto in chiave dream-industrial, ora sembra quasi un miz tra Annie Gosfield e Gnaw Their Tongues.
DR: Sul secondo potrei concordare se l’audio andasse in clip.
EFDP: Cioè?
DR: Se gli indicatori andassero sul rosso, mi spiego?
EFDP: Ah, OK. Le deflagrazioni improvvise sono più rare comunque, ma mi sembra decisamente meglio costruito rispetto a Financial Glam.
DR: Possibile, i tempi dilatati sono difficili da gestire. A questo punto Financial Glam andrebbe anche rivalutato.
EFDP: Non quanto Commercial Mouth.
DR: Che è decisamente l’episodio più frenetico di tutti.
EFDP: Eh, sì, senz’altro.
DR: Metamorfosi lentissime su piatti sospesi free-jazz. Eccoli là!
EFDP: Il free-jazz finisce per toccare chiunque si accinga a produrre composizioni sperimentali, prima o poi.
DR: Anche senza volerlo.
EFDP: Non avevo specificato la volontarietà dell’operazione o meno.
DR: Bene, credo di aver capito: Jar Moff ora vuole inquietare. Non gli interessa più mescolare i campioni. Ho questa sensazione, non so perché.
EFDP: Credo che oramai il sottinteso politico venga alla ribalta in tutta la sua manifesta potenza.
DR: Politico/economico/esistenziale. “Non viviamo bene e non possiamo perché attorno a noi è così.”
EFDP: E non soltanto. O meglio, direi di circostanziare meglio, di poggiare l’occhio sulla situazione greca che sì, è in parziale quanto lenta ripresa, ma ancora non è sufficiente. I sassofoni svitatissimi, le tempeste heckeriane in sottofondo.
DR: Borbetomagus!
EFDP: Ecco, meglio ancora.
DR: Fruscii insistenti.
EFDP: Una ambient da inverno imperituro, ma senza i soliti tocchi invernali a renderla pallosamente affine alla roba in serie della Glacial Movements.
DR: E forse ho anche capito gli intenti delle copertine. Come se dicesse: “Ecco, possiamo fondare la nostra economia solo su questo e non lo sfruttiamo a sufficienza.” Come in Italia, o sbaglio?
EFDP: Su quale “questo” ti riferisci? Il capitale?
DR: No, intendo: su ciascuna copertina della trilogia, vengono mostrate delle punte di freccia o altri reperti che possono risalire a prima di Cristo, quindi ho l’impressione che Jar Moff ci dica che neanche il turismo viene sfruttato come può, come in Italia.
EFDP: Ipotesi molto suggestiva e affascinante, ha la sua logica.
DR: E ora fiati che sembrano urla disperate.
EFDP: Lamenti, singulti, glitch talmente fuori da essere pienamente coerenti col tutto.
DR: Catene paleo-sintetiche.
EFDP: Tu azzecchi sempre le definizioni giuste.
DR: Fruscio ad alta tensione.
EFDP: E ritornano motivi industriali qua e là.
DR: Violini percossi a cazzo come in Bartók.
EFDP: Sempre questo sottotesto abissale/gelido, è indubbiamente il suo disco più ambient di sempre.
DR: E pessimista.
EFDP: Senz’altro. Scampoli dronici qua e là.
DR: Distorsioni dell’orrore.
EFDP: Ronzii concretisti a tratti.
DR: Cigolii sinistri.
EFDP: Indaga tutte le possibili deviazioni del rumore, e anche belle sinusoidi svalvolate.
DR: E ora, aperture orchestrali del terrore à la Ligeti.
EFDP: Come se i Lightwave si riscoprissero tetri e arcigni.
DR: Collisione di jazz-band funerarie, con bordoni assortiti.
EFDP: Interessante, al solito, il trattamento del materiale sonoro.
DR: Feedback che sembrano frenate prima dello scontro.
EFDP: Bella immagine la tua, a me è sembrato il suono di una nave pronta a sfracellarsi sul molo.
DR: Sono suoni che sembrano tante cose contemporaneamente: urla disperate, frenate, fiati svalvolati…
EFDP: E ora bordate di ottoni manipolatissime, come se la Björk di Volta si desse alla vera avanguardia.
DR: Con tanto di didgeridoo minaccioso.
EFDP: Venti impetuosi sopra le nostre città in disegregazione, cristalli di ghiaccio che si materializzano dal nulla.
DR: Canale sinistro disturbato a dovere.
EFDP: Già, tu ascolti con le cuffie, dimenticavo…
DR: Frenesia appena percettibile in sottofondo, e non parlo solo di fiati e chitarra.
EFDP: Avevo capito benissimo cosa intendevi dire.
DR: Plettrate di traverso sulle spire delle corde gravi.
EFDP: E l’abisso continuamente disturbato.
DR: Disturbi e fruscii in monofonia.
EFDP: A non darci una certezza nemmeno nell’oscurità e sull’oscurità.
DR: E nell’oscurità, il disco si chiude.
EFDP: E il tutto sparisce come era iniziato.
DR: 7,5.
EFDP: 7 per ora, moooolto meglio del precedente.
DR: Compiuta a differenza di altro, ma non migliore di altro ancora.
EFDP: Decisamente più avventuroso e complesso.
DR: Decisamente: molto più pessimista e oscuro dei precedenti, ancora ricordo la spensieratezza di JMEPSP, perfino Commercial Mouth, dati i presupposti seri, può dirsi spensierato.
EFDP: Commercial Mouth più che altro era un essere alieno, venuto fuori dal nulla, a cui era difficile dare un’autentica spiegazione; uscito Financial Glam, le cose hanno cominciato concettualmente a quadrare. Adesso, il nuovo lavoro chiude il quadro nella maniera più autentica e straziante possibile.
DR: Dato il fatto che si tratta di una “trilogia finanziaria” concepita ad Atene, non poteva essere altrimenti.
EFDP: No, senz’altro, ma ci si poteva aspettare anche un annacquamento del messaggio in asperità senza alcun contesto, qui invece l’indeterminatezza riesce meno caotica del previsto, ma è più disorientante che mai.
DR: Anche se di indeterminatezza non so se si può parlare: che sia un lavoro composto si sente. Jar Moff ormai è diventato un compositore d’avanguardia. La macchinetta della Roland? Dettagli.
EFDP: Indeterminatezza di messaggio, non tanto di suono.
DR: Non so, il messaggio mi pare preciso. E, a differenza degli altri avventurosi del genere, non si ferma alla dimensione esistenziale/filosofica.
EFDP: Il messaggio come assunto è senz’altro preciso.
DR: O forse parli di “manifestazione di indeterminatezza”.
EFDP: È il modo con cui viene trattato che mi sembra tutt’altro che preciso e non è una questione di composizione: la mens cogitans dietro a questo disco è più palese che mai, ma non ti fornisce mai un appiglio al quale aggrapparti, per quanto devastante possa essere. Come ho scritto prima, “anche nell’oscurità non ti fornisce mai certezze sull’oscurità stessa”.
DR: Mens cogitans, manus destruens?
EFDP: Eh, grossomodo è quello che hai scritto anche tu.
DR: Quindi composizione, ma “falsa”.
EFDP: O fatta passare per “falsa”, che non è poi così diverso.
DR: “Non è vero che ho messo ordine, e invece sì.”
EFDP: Esatto.
DR: CAPISCO LE COSE!
EFDP: Il caro Jar Moff comunque non fornisce mai certezze e sicurezze.
DR: Dati i presupposti, Jar Moff non può dare certezze.
EFDP: Senz’altro, ma piace ribadirlo.
DR: Lui osserva e riferisce.
EFDP: Sono ben pochi che possono vantare uno sguardo così disincantato e utilizzarlo così efficacemente.
DR: Vero.

Non ci avete capito una mazza, vero? Questo può darvi una mano? Altrimenti ascoltate la sigla e fate prima.

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