Gentile come una cannonata sui denti: To Be Kind (2014) degli Swans

30 aprile 2014 § Lascia un commento

Siccome già so a chi mi rivolgo, cerco di farvela breve. Mannaggia a voi.

Dopo un EP del 1982, gli Swans fanno il botto-bottone-superbum-patasbam-fungoatomico, pugnando duro in nichilismo, pesantezza e influenza contro i primi due album dei Velvet Underground, con tutto quel che viene prodotto tra il 1983 e il 1986, con una particolare menzione per l’esordio lungo Filth, i suoi clangori meccanici e un perfetto equilibrio, “rotto” dopo il secondo album dagli interventi di Jarboe, tra la weltanschauung depressissima di Michael Gira, l’archetipo del bluesman dell’era industriale, e la chitarra di Norman Westberg, uomo chiave del suono-Swans, della no wave e del noise newyorkese tutto. Jarboe e Gira fanno coppia anche nella vita e fondano il progetto (World Of) Skin (che vi sfido a distinguere dagli Swans, soprattutto nella raccolta Various Failures del 1999), Gira e gli Swans ne risentono e il frutto del tutto esce nell’87: quel Children Of God che, nonostante i pruriginosi “bimbideddìo” del titolo, tutti ricordano come un capolavoro di transizione dai cingolati degli esordi al dark folk pastorale orchestrale degli album successivi a White Light From The Mouth Of Infinity compreso, che rappresenta il taglio netto vero e proprio ed è l’ultimo album dei nostri druidi, salvo incursioni in The Great Annihilator del ’95, in cui suona Norman Westberg, che deve aver pensato: “Miche’, mo’ devi scegliere: o me o la tua ragazza”. Nel ’96, la sterzatona con l’EP Die Tür Ist Zu. Come fa a essere un EP? Dura 55 minuti. Sì, ma l’album dura due ore e venti. Ah. Eh. E l’album in questione è Soundtracks For The Blind, un doppio CD grazie al quale è chiaro, ma anche no, che gli Swans e Jarboe sono diventati una seccatura per Gira che decide di chiudere la faccenda una volta per tutte, utilizzando tutto, ma proprio tutto, quel che ha archiviato dall’81 in poi per assemblare l’album più eterogeneo della sua carriera, seppur un po’ farraginoso nella seconda parte.
Si potrebbe parlare di canto del cigno (capìta? Eh? Eh? EH?!) ma, dopo averli sciolti nel 1997 per dedicarsi al suo progetto Angels Of Light, Gira riforma gli Swans (“una questione di sound”, dice lui) nel 2010, riprendendo Norman Westberg tra le sue fila e facendo confluire in essi gli Angels Of Light come fece con i World Of Skin a loro tempo. Quindi, nello stesso anno, esce My Father Will Guide Me Up A Rope To The Sky, che inaugura quella fase cosiddetta “spiritual” che sembra rifarsi direttamente ai bluesmen del delta del Mississippi e segna un mezzo ritorno alle origini. Nel complesso, l’album è meno interessante di Look At Me Go, la bonus track che si trova nell’edizione deluxe a 2 CD ed è ottenuta assemblando diverse outtakes seguendo quasi lo stesso modus operandi di Soundtracks For The Blind. Solo che questa bonus track suona come un’anticipazione di quel che ci aspetta due anni dopo in The Seer, che sembra un titolo partorito da Maccio Capatonda (“dall’aiuto regista de IL GUARDATORE!”) ma che, secondo Gira, è il miglior album degli Swans sebbene incompleto (due ore di album incompleto, cominciamo male), anche se in realtà, al pari di Reflektor, poteva durare benissimo la metà. Sì, ce l’ho con te, title-track: è inutile che ti vanti che duri mezz’ora e sei degli Swans, tu sei The End dei Doors con più strumenti e minuti addosso, non ci casco. E non è che costruisci una pompa magna come poche e richiami Jarboe per fare i coretti in due pezzi solo per ricordare che abbiamo a che fare con gli Swans. Tanto poi comunque tutti urlano al capolavoro e posso pure capire perché, però dai, hai toppato, hai tirato per le lunghe, non usare la scusa dello stato di trance perché tu, Gira che mi rigira, non me la dai a bere. Pertanto mi rialzo e, due anni dopo, ecco To Be Kind, un altro album di due ore con la stessa formazione, tracce che durano tra i cinque e i trentacinque minuti e collaborazioni illustri (St. Vincent salta all’occhio come i Low nel precedente album). Insomma, ha preso il vizio dei doppi. Mi devo spaventare?

Mamma, che ci faccio in un disco degli Swans? Ma che ti ho fatto? CATTIVAAAAAAAA!

Mamma, che ci faccio in un disco degli Swans? Ma che ti ho fatto? CATTIVAAAAAAAA!

Mah, mica tanto. Certo, è difficile riconoscere il vocalist Michael Gira negli ultimi tre album (almeno nei brani in cui canta), non ci saranno più gli Swans di una volta, posso continuare questo discorso da novantenne per settimane, ma rassicura veder riflesso negli ultimi album, più “permissivi” dei precedenti che non lasciavano praticamente scampo, l’uomo Gira molto meno tormentato e dall’apparente voglia di divertirsi e di scatenarsi, come nella nuova versione di Oxygen. In molte parti sembra di ascoltare una specie di The Seer parte seconda, il solito mezzo ritorno ai BOOM! BOOM! BOOM! delle origini, come nel finale della title-track, ma con strambi intermezzi orientaleggianti, come nell’incipit di Nathalie Neal, ritmica meno stentorea, meno lungaggini e maggior padronanza dei tempi, come nella badalamentiana Just A Little Boy e nell’apparente nonsense di Bring The Sun/Toussaint L’Ouverture (il brano da 35 minuti). C’è solo da chiedersi perché sprecare St. Vincent a fare i cori di sottofondo, quando si poteva richiamare tranquillamente Jarboe, anche se posso capire perché. Però, insomma… Il resto è tipica grandeur Swans (o Gira, ormai sono intercambiabili) e conferma del nuovo corso intrapreso all’inizio della reunion, prolissità permettendo, ma sono cose di cui non verrete a conoscenza prima del 12 maggio.
Ora, non per non farmi i fatti miei, ma permettetemi una conclusione un po’ frivola e speranzosa: Michael, ti è andata male con Jarboe, ti è andata male con Larkin Grimm, non so come ti vada con la madre di tua figlia, non so neanche chi sia, qui tu hai la nomea di una palla d’uomo che non sa tenersi una donna una, però… secondo me, a St. Vincent, quella con i capelli a zucchero filato, piaci. Sì, ti puoi stuzzicare i denti con le sue cosce, fa tutta la tipa autistica, ma sotto sotto vedi che quella chiava. Oh, quella si è fatta i capelli bianchi per dimostrare la tua età, capisci? Te le devo dire io queste cose? Sveglia, mannaggia a te! Fatti dire da David Byrne, che è uno buono.
A voialtri do da ripassare, sigla:

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