Tra Burroughs e Vonnegut, c’è un abisso che mi guarda: intervista a The Everyday Film

14 marzo 2014 § Lascia un commento

Sì, lo so, ma mi ha chiesto lui di non lasciare la carta igienica fuori dalla cornice. Vallo a capire...

Sì, lo so, ma mi ha chiesto lui di non lasciare la carta igienica fuori dalla cornice. Vallo a capire…

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Potete tutti immaginare come ci si sente quando la tua prima intervista ad essere pubblicata è quella a un’entità sfuggente e misteriosa come Drew Elliot Steinman, 44enne titolare unico di The Everyday Film, ragione sociale che non ha bisogno di presentazioni perché è impossibile presentarla se non attraverso i suoi dischi o voci circolanti nei blog. Nonostante proprio queste ultime non promettessero niente di buono, Drew si è mostrato interlocutore disponibile, interessato, gentile e squisito. Ha scelto DeReviùer per svelare il mistero una volta per tutte, e gliene sarò grato per tutta la vita.

The Everyday Film ha origine nell’aprile del 2008 e il suo primo album esce nel dicembre del 2009. Cos’è successo in tutto questo tempo?
Nell’aprile del 2008, mi venne in mente il nome The Everyday Film e iniziai a lavorare al mio primo album, che completai nel dicembre dello stesso anno, pur non avendo un titolo per esso. Ero indeciso tra Let’s Send Sufferers e Beauty Sends Sufferers Into Convulsions, ma alla fine scelsi The House I Used To Turn Into. Mi ci volle un anno (e siamo a dicembre 2009) per superare la paura e l’imbarazzo di far uscire musica come questa. Non conoscevo nessuno che l’avesse fatto, quindi non riuscivo a giustificarlo o a validarlo nella mia mente. Mi sentivo a disagio, inutile, stupido e inetto. Ma alla fine ho superato la paura. Talvolta ritorna ma provo a ricordare che è invisibile, insapore, inodore e incolore.

Da dove viene, cosa significa il nome The Everyday Film?
Il nome deriva dal fatto che la mia vita è stata monotona, squallida e identica a se stessa per tanto, tanto, tanto tempo! Era come guardare lo stesso noioso film ripetutamente, ogni giorno.
Non più!

Hai mai fatto concerti? Gli altri sanno che tu sei The Everyday Film e componi musica?
Mai fatto concerti, ma vorrei farlo appena possibile. Amici e familiari sanno che sono The Everyday Film, ma alcuni non ne sono colpiti.

Questa è la tua prima intervista dopo sei anni di attività. Su internet non si trovano tue notizie e a quanto pare sei anche refrattario a tutto l’universo social, ma stavolta hai scelto di rivelarti. Come mai? Frutto del caso o di una scelta? Io non credo che vivi in un mondo tutto tuo, nessuno lo fa fino in fondo. Eppure nei tuoi dischi dai quest’impressione. Cosa ti ispira?
La sola ragione per cui ho deciso di fare un’intervista è perché pensavo fosse divertente. Ho rifiutato di farne in passato perché volevo che la gente usasse la propria immaginazione per capire chi (o cosa) fossi e formare la propria impressione su me e la mia musica. Con internet non ci sono più “miti” in musica. Parte dell’essere una forma d’arte è essere caduti dallo spazio profondo su questo pianeta. Anche se sei il tizio della porta accanto… perché dirlo a qualcuno? Perché rovinare l’illusione? Se vuoi saperne sul tizio della porta accanto, va’ alla porta accanto e incontralo.
A ispirarmi è chiunque abbia pubblicato qualcosa senza precedenti in musica, cinema, arte, ecc.
Mi ispirano anche i sogni, dove la mente è temporaneamente libera da paure, imbarazzo, morale e senso comune. I sogni ti danno una versione di te che mai costruiresti da cosciente.

I tuoi dischi consistono, per dirla in parole poverissime, in suggestioni senza soluzione di continuità rimodulati su basi elettroniche molto minimali. Rintracciare influenze musicali è almeno per me impossibile. Oppure è inutile? Se non lo è, chi ti ha influenzato maggiormente?
Neanche io riesco a trovare delle influenze.
Forse sono influenzato dalla mia mancanza di abilità e dai mostriciattoli nella mia testa che interferiscono con un impiego diurno che fa di me un bravo zombie.
A quanto pare, molte influenze musicali non sono evidenti, nel mio lavoro. Mi piacciono i Bar-Kays, Rick James, George Clinton, Meat Loaf, Strafe, William Burroughs, i Pankow di Alex Spalck e i Cybotron di Detroit. Quando scoprii Jandek, la mia vita cambiò. Prima di scoprirlo, sentivo di essere senza talento e di non poter emulare alcuno. Ascoltato Jandek, capii di poter pubblicare quel che volevo e mi sentivo come se il mio cervello avesse avuto una conferma. Capii anche che non suonare come qualcun altro era una bella cosa, un dono.

Mi piace il modo in cui susciti molto effetto con pochissimi mezzi. Quali usi?
Sintetizzatori Arturia, un Microkorg e la mia bocca.

E per quanto riguarda i testi? C’è qualche (cant)autore che ti ha ispirato? Molti potrebbero ritenerli paranoici, contorti, malati, ma credo che in fin dei conti tu abbia senso dell’umorismo, simile a quello di un Beckett o di un Kafka, quasi dispatico.
Un autore che mi ha ispirato non scriveva neanche canzoni – Williams Burroughs. Il cut-up che usava è ottimo per chi non ha talento ma sa riconoscere il talento. Potrei non essere capace di scrivere testi buoni, ma almeno so riconoscerli. Mi piacciono molto i testi di John Foxx (quando era negli Ultravox!), ma non potrei mai copiarlo: è troppo bravo.

A proposito, mi ricordi un aneddoto riguardante Kafka che non riusciva a trattenere le risate mentre leggeva brani tratti da Il processo ad amici e parenti. Quale pensi sia il tuo pubblico ideale, invece? E qual è il tuo pubblico effettivo?
Il mio pubblico ideale è completamente alienato e senza contatti con la realtà. Qualcuno in un posto molto buio. Un tale escluso da non sapersi integrare neanche con gli altri esclusi… Qualcuno che ha bisogno di sapere che va benissimo essere mentalmente sfigurati e rivoltanti. Va benissimo se non posso far funzionare la mia vita. Va benissimo esprimersi anche se non rientri in una categoria e non hai talento. Da qui, la rivelazione che è meglio non avere talento e non appartenere a una categoria particolare.
Il mio pubblico effettivo? Hmm. Probabilmente quelli che mi ascoltano come se stessero visitando lo zoo: “Ehi, guarda in quella gabbia. Che animale carino e spaventoso. Hmm. Anche se ha 42.000 denti, posso accarezzarlo? Mi morderà, mi bacerà o farà il giocoliere con le mie dita?”

Se ho capito bene, vieni da Houston, in Texas. So che il Texas è la patria di parecchi gruppi “scoppiati”: penso agli anni ’60 di 13th Floor Elevators e Red Crayola, e agli anni ’90 della New Weird America di Charalambides e Jandek, volendo. Poi c’è la tua proposta, lontanissima dalle chitarre e difficilmente inquadrabile. Di cosa sei al corrente, riguardo la scena musicale dei tuoi dintorni? Pensi di appartenere a qualcosa? Credi che ci sia anche qualcuno che faccia cose simili alle tue? Se sì, mettimi subito al corrente. [ride]
Veramente abito a Voorhees, New Jersey. Mi sono spostato a Houston nel 1983 e son tornato a Voorhees nel 2010. Ora abito a Medford, New Jersey. Non conosco la scena musicale delle mie parti o di Philadelphia, la grande città più vicina a me. Non esco molto. Non conosco qualcuno che fa quel che faccio io. Se qualcuno fa quel che faccio io, fermatelo. Il mondo non ha bisogno di così tanti Everyday Film.

A proposito di “scoppiati”, c’è sempre qualcuno che può pensare che concepire musica del genere richieda per forza l’assunzione di droghe (v. Five Starcle Men). Io dico di no, quindi metti a tacere tutti una volta per tutte, vai.
Hai ragione. Non ho bisogno di drogarmi per essere me o The Everyday Film, ma magari l’ascoltatore sì.
Ogni volta che prendevo droghe per essere creativo, finivo sempre per guardare film porno. Le droghe hanno sempre finito per rovinarmi tutto. Diventavo sgarbato, noioso, avido, lascivo, egoista, delirante, pazzo, sprecone, distruttivo, irritante, sgradevole e avevo manie di grandezza, ma talvolta mi sentivo bene.

Leggo che vendevi i tuoi dischi (almeno i primi quattro, credo) su CD-R, attraverso la tua etichetta personale, la Assumed Makeup. Ora questi 4 album sono liberamente scaricabili dal blog Music For Maniacs. Com’è andata la faccenda? E le vendite?
Mai venduto CD. Assumed Makeup è la mia etichetta personale. Mai messa tanta energia nel vendere CD. Immaginavo che non avrei fatto tanti soldi da solo. Preferirei che lo facesse qualcun altro.

E ti sei convertito all’MP3, tant’è vero che le tue ultime tre releases sono state vendute su Amazon e iTunes. Come mai li hai preferiti, per esempio, a Bandcamp, notoriamente più vicina a chi si autoproduce? Cos’è cambiato nel tuo presentare la tua musica? Come stanno andando le cose ora? E come mai Festival Of Emotions e Goool EP non sono più disponibili?
Ho sentito parlare di Bandcamp ma non ne so niente e non ho mai visto il sito. Ho messo la mia musica su Amazon e iTunes via Tunecore. Li ho scelti per la pubblicità e perché così la gente poteva comprare i miei album. Tuttavia, preferisco che la gente abbia i CD perché ogni album, essendo un concept, va ascoltato per intero, non a pezzi. Non mi piace comprare la musica in MP3, la qualità è inferiore ed è meglio avere un prodotto fisico, così puoi sederti in camera tua ad ascoltare la musica con le copertine dei dischi da guardare sparpagliate sul pavimento, per avere quella cascata di creatività che scorre in te.

In principio avevi un sito internet, poi andato offline, poi tornato online dopo anni con un messaggio abbastanza criptico, che rispecchia molto il tuo stile di scrittura, e un link al tuo ultimo video. Cosa c’è dietro?
Non parlerò del sito, ma del video raggiungi da là.
Il video per The Guess presenta dei paralleli con degli eventi di quell’intervallo preciso della mia vita. Mi spaventa, perché non lo capii finché il video non fu terminato. L’album fotografico è ancora vuoto.

Chi fa i video che si trovano su YouTube? Quelle foto vengono dal tuo archivio personale, dalla tua vita privata? Perché i video sono come sono? C’è qualche collegamento con l’espressione “film di tutti i giorni”?
Sono l’unico creatore dei video per The Everyday Film. Le foto nel video di Goool mi sono state date da un amico che traslocò in una casa nella quale i precedenti proprietari avevano lasciato molti dei loro averi. Lasciarono molte fotografie. Gli chiesi se potessi averle per fare il mio primo video. Il video e la canzone Goool parlano di morte emozionale. Qualcosa di molto bello della mia vita stava diventando molto brutta. Il sole bello e brillante stava diventando qualcosa di più oscuro di quanto potessi sopportare. Il dolore è stato atroce per molto tempo. Talvolta, il dolore emozionale e l’ansia mi affaticavano il respiro. Avevo a che fare con una droga emozionale peggiore di qualsiasi cosa abbia mai immaginato. Sono contento che sia finita.

Chi fa le foto di copertina? In particolare, quelle per Festival Of Emotions e New Skin Wine fanno proprio effetto!
Grazie mille. Mi occupo delle fotografie e dell’artwork di tutte le copertine dei miei album. Quella di Festival Of Emotions è una foto presa a Smithville, New Jersey. Non l’ho modificata, niente Photoshop. Un giorno, Dio ha messo l’albero sul mio sentiero mentre camminavo nella foresta. L’albero mi fissava. Se guardi la foto di copertina, l’albero ti fissa e vuole qualcosa. Forse qualcosa che non puoi dare. Inoltre, se ruoti l’immagine di lato, puoi rovinare il mistero.

Non solo Endy è un personaggio ricorrente nel tuo lavoro, ma vedo anche delle tracce, nei tuoi primi tre album, chiamate Letter, numerate da 1 a 4: per caso, una continuità concettuale interna regola tutto il tuo lavoro?
Endy, il personaggio ricorrente, vive nel futuro, nel passato, ma mai nel presente. È molto confuso e non comprende il mondo in cui vive. L’amore incondizionato che vuol dare alle persone che lo circondano è calpestato, per cui le sue vere emozioni sono nascoste molto lontano. Egli invecchia, ma la sua mente è ancora quella di un innocente cinquenne. L’Endy del futuro conosce i propri errori e il dolore potrebbe seguirlo per sempre, così la sola cosa che può fare è scrivere lettere al sé del passato, nella speranza che lo aiutino a sopravvivere quando sarà più anziano. Purtroppo, la mente dell’Endy del futuro è molto confusa e provata. Quindi, le lettere che spedisce nel passato finiscono per essere completamente inutili – solo informazioni casuali. Al deteriorarsi della sua mente consegue che le lettere diventino molto tristi, divertenti e prive di senso. Endy è alla continua ricerca di sua sorella, che si chiama Clarity, e si è dato questo nome da solo, a causa del suo costante bisogno di “darsi una fine” (orig.: to “end” himself) causato dalla sua confusione, dal suo deficit di attenzione e dal vero amore che continua a sfuggirgli.
Le lettere dalla 1 alla 4 andavano stampate sul libretto di ciascun album e lette sulle corrispondenti tracce strumentali. Ecco le lettere originali:

Letter 1: Sound the Alarmist

Caro Endy,
ti sto chiamando dalla terra perduta da molti. Abbiamo trovato i tuoi compiti dalla seconda alla quinta elementare. Quasi tutti hanno dei voti. Quando la signora McGuirk avrà finito di valutarli, potresti morire (grazie e scusa). Voglio crederti, ma voglio anche credere che tu stia mentendo. Ho letto quel tuo tema del 1985 sul lavello. Ho anche letto la tua descrizione sulle cose che ti cambiano lentamente. Mi è piaciuta la parte su di te che dai tuo fratello da mangiare a tua sorella.
Qui tutta l’acqua è diventata polvere. Dovresti vederci mentre proviamo a lavarci le mani! Ho ricavato una coperta dal televisore, ma non è molto comoda.
Ultimamente ti sei finto morto? Io sì, ma qualcuno mi ha seppellito. Puoi venirmi a prendere? Mi troverai a Mmm mmm tiratemi fuori di qui che si trova vicino casa tua.
Per favore, restituisci la TV al minimarket e chiamami nei primi anni ’80.

Con affetto,
Eggie (Sono io! Io!)

PS: Non preoccuparti, ti contatterò io, riguardo il tuo itinerario e il tuo travestimento, mediante i sottotitoli di quel film, “Twelpe”.

Letter 2: The Nerve Shower In Between

Caro ,
forse sono la versione pratica di ____? Trovo sempre più gente alla quale fare buona impressione. Sento il bisogno di registrare tutto su nastro. Sì, forse è fantastico che io stia tremando, ma non è un ballo.
Ti ho lasciato in bianco apposta.
Lo so, non ha molto senso, ma alcune cose possono essere spiegate solo quando sono finite.
Mi hanno detto che son bravo a cogliere le allusioni e portarle lontanissimo (orig.: taking a hint too far).
Le cose che fanno più male sono quelle che ti cambiano lentamente.

Sinceramente,

PS: Mi hanno detto che stai male (orig.: your [sic]) e che hai bisogno di registrarlo ripetutamente su nastro.

Letter 3: The Genius Of Silence

Caro Endy,
ero solito pensare a cosa avresti creduto, ma era piuttosto inutile. Sto comunicando mediante una corda allentata quindi ignora il crepitio. Non mi aspettavo di mandarti un’altra lettera, per cui non ho ripassato nulla:
…dorme. Sfor-tun-a-ta-mente qualcosa è andato stortissimo. Ho pestato un filo invisibile che non potevo vedere. Ho davvero bisogno che mi mandi aiuto, ma non so dove mi trovo. Stavo registrando quanto veloce il mio sangue scorre ogni mattina, su tua richiesta, ma è sempre più difficile, dacché il tempo ha cominciato a passare più veloce. Ora i giorni durano minuti. Da quando ho rimosso la collana, i miei pensieri sono diventati più crudi.
Beh, sto cominciando a capire delle cose. Credo di conoscere la mia età. Ho sette anni. Sono vecchio?
Ho trovato l’armadio dei giocattoli. Ma hanno cominciato a gironzolare per conto loro.
Le lacune nei miei pensieri vanno assottigliandosi, ma so ancora che sono lì. Ci sono ancora maniere validissime di pensare che sono orribile. Un giorno ci incontreremo, ma ha importanza?

Con amore,
Una canzone con una chitarra (RIGA FINITA)
Endy

Letter 4: It’s Dragging Me Thru My Body

Caro sig. Calzoni Enormi,
la mia voce potrebbe gracchiare un po’ da quando ho dovuto usare l’intelligenza di qualcun altro per finirmi. Volevo confessare cose mai accadute, ma il mio corpo è la versione migliore del passato. Ho telefonato al tuo numero nel 1993 e il telefono squilla ancora.
Alla fine, tutti si distendono…
…immobili. [orig.: Everyone eventually lies… down. Era impossibile da rendere meglio, chiedo scusa.]
Non preoccuparti, conosco modi per fingere di svenire. È lo stesso suono del 1974, ma più rumoroso dallo spazio.
Ora devo andare: sento dei pazzi salire di corsa le scale e mio fratello ha finito la pornografia prima del solito, stasera.
Che tu ci creda o no, era tutto programmato.

Con affetto,
Joe Nasi

PS: Pronuncerò il verdetto dopo aver visto il filmato.

Ogni parola che pronunciamo reca con sé un alone emotivo e tutta una serie di significati dati da noi che nei tuoi dischi non sono presenti. L’epistemologo, per spiegare le sue cose, riduce tutto all’etimo e alla lettera; i tuoi dischi, oltre a una sensazione di paranoia, claustrofobia e alta tensione, danno l’impressione di ridurre ogni concetto nei suoi elementi basilari, spesso andando addirittura oltre, così da creare un mondo in cui tutto prova ad avere un senso senza successo. Magari sei stato solo frainteso, ma cosa vuoi comunicare veramente, con i tuoi dischi? Oppure cerchi di dare solo conferma a quell’autismo in musica teorizzato e ambito da Stravinskij? Dando per scontata la ricercatezza di quel si ascolta nei tuoi dischi, a cosa punta la tua ricerca?
Cosa voglio comunicare? Quel che sente veramente The Everyday Film quando la musica viene pubblicata. The Everyday film è una versione di me, una parte di me e deve essere autentica e reale. La verità prima dei soldi, la verità prima ch’io pensi a cosa vorreste ascoltare voi, la verità per se stessa.

Diciamo che nei tuoi dischi, il più lungo dei quali dura 22 minuti, non si distinguono i riempitivi dai singoli, com’è giusto che sia. Ma noto anche che le lunghe durate si allungano e quelle brevi si accorciano sempre più. In alcuni casi, noto – passami il termine – un’accessibilità sempre maggiore nei tuoi lavori, con brani e situazioni sempre più ad ampio respiro; in altri casi, noto – passami il termine – un ermetismo sempre maggiore che mi spinge a un paragone con la poesia haiku. Se dico cazzate, fermami, di’ la tua versione e cosa motiva questa evoluzione.
Dammi qualche minuto, cerco “ermetismo” sul dizionario e “poesia haiku” sull’enciclopedia. Grazie.
La mia evoluzione è naturale. Non la controllo. Gli album si fanno da soli. La verità è che è solo rock & roll, bello.

Potrei farti molti esempi di gente che lavora al di fuori dell’industria musicale per poter produrre musica, talvolta parliamo addirittura di capolavori. Mi vengono in mente i Vampire Rodents, Runhild Gammelsæter, Forrest Fang e Charles Ives. Tu cosa fai?
Lavorerò in completa libertà anche in grave povertà, come ora. Ho trascorso la mia vita a fare lavori orribili al di fuori dell’industria musicale. Non li farò più. Meglio morire che essere infelici. Non ho fatto soldi con The Everyday Film… ancora. Ho speso migliaia di dollari per pubblicizzarmi. Mi sono licenziato. Ho 75 dollari nel mio conto in banca e ora il mio lavoro è solo The Everyday Film e imitare Gesù Cristo.

Progetti per il futuro?
Ho bisogno di un nuovo membro per The Everyday Film. Qualcuno con abilità tecniche. Una persona gentile, onesta, appassionata, che vuole cambiare il mondo. Vorrei creare della dance industrial-funk. Pensate ai Bar-Kays che incontrano (o mangiano) i Nine Inch Nails = The (New) Everyday Film. Se qualcuno è interessato, è pregato di contattarmi al numero 856-281-8395 o per email: theeverydayfilm@yahoo.com. Il mondo aspetta, perché anche tu????
Sto anche lavorando su tre concept album con tonnellate di testi orribili.
Finché non ci sarà un nuovo membro, conto di pubblicare un nuovo album con materiale non inedito, Career Suicide: the best of THE EVERYDAY FILM. Guarda il mio corpo morente sul retro copertina.
Ho altri due concept album che rimarranno da parte finché non avrò i fondi necessari per completarli per bene.
Ho anche delle poesie che vorrei veder pubblicate.
Ho molte cose da mostrarvi.

Grazie per avermi concesso quest’intervista. Perdona la seccatura.
Mi sono divertito molto. Spero sia stata un’esperienza positiva anche per te.
Nessun disturbo.

La sigla di oggi, in anteprima assoluta, porta con sé una bella notizia: quest’anno uscirà un nuovo album di The Everyday Film intitolato Bleed Over. Il pezzo si intitola The Drop Off e, stando a Drew, a differenza degli altri suoi pezzi, è molto ballabile. Buona visione.

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