“PUBBLICO DI MERDAAAAAA!”: L’arte di insultare (1999) di Arthur Schopenhauer

24 dicembre 2013 § Lascia un commento

schopen

A partire dal 1991, Franco Volpi curò una serie di scritti postumi di Arthur Schopenhauer che la Adelphi ritenne opportuno pubblicare in tomi recanti titoli che iniziavano con “L’arte di…”. Uno di questi fu L’arte di ottenere ragione (esposta in 38 stratagemmi), l’ultimo dei quali recitava:

Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltreggiosi, grossolani, cioè si passi dall’oggetto della contesa (dato che lì si ha partita persa) al contendente e si attacchi in qualche modo la sua persona. […] Questa regola è molto popolare poiché chiunque è in grado di metterla in pratica, e viene quindi impiegata spesso.

Questo è quanto citato anche nella terza di copertina e nel breve saggio introduttivo di L’arte di insultare, “ideale complemento dell’Arte di ottenere ragione” se non fosse alla fine una sterile compilation di scritti inediti che nulla aggiungono o tolgono alle parti che i più esperti hanno già trovato in Parerga e paralipomena o Il mondo come volontà e rappresentazione; mi rivolgo in particolare a chi sa come la penso sulle compilation. Aggiungiamo qualcos’altro sull’insultare: Schopenhauer non solo, secondo il saggio introduttivo, “non vedeva di buon occhio questo esito”, ma neanche fece pubblicare in vita L’arte di ottenere ragione perché

una tale ampia e minuziosa analisi dei percorsi occulti e dei trucchi, di cui si serve la comune natura umana per celare i propri errori, non corrisponde più alla mia disposizione d’animo, perciò la abbandono.

E questo basterebbe affinché il libello non venga pubblicato, ma a quanto pare alla Adelphi c’è bisogno di soldi, soprattutto quando a spenderli sono delle teste di cazzo che a stento conoscono Schopenhauer o sanno distinguerlo da Hegel, più volte oggetto di ironia, scherno e aspre critiche da parte del primo. Nessuna riflessione, nessuna astrazione argomentata, solo battute prese qua e là e impacchettate per vendere e fingere di accontentare vari fessi in attesa di qualcosa di più profondo.
Dico io, neanche leggete quel che scrivo io, come potete pretendere di leggere un libro che come autore reca il nome Schopenhauer? Fate talmente cacare che siete la prova vivente che la merda può essere fecondata al posto delle uova; insomma, non è vero che, come diceva Benigni quando valeva qualcosa, lo prendeva in culo la mamma di Berlusconi OPPURE l’Italia intera. A questo punto possiamo anche dirlo con sicurezza: la mamma dei fessi è sempre incinta, perché si è soliti cacare più volte di quante si partorisce e prenderlo nel culo è un lampo. E se invece quello dei fessi fosse il padre? Pensate alla scena: io che sodomizzo vostro padre mentre quella sbocchinadromedari della vostra mamma bacia la sua parrucchiera con la lingua e fa una spagnola al macellaio, una sega al salumiere, un’altra sega allo spacciatore di fiducia che le fa una pera di eroina dritto dritto nel clitoride, mentre le entra il cazzo di vostro zio dietro e quello di vostro nonno davanti, così poi magari partorisce uno stronzo come voi e un cadavere più vivo di voi. Insomma, vostro padre potrebbe essere talmente frocio da essere vostra madre naturale e io potrei essere vostro padre, mentre vostra madre potrebbe distribuire sifilide gratis appena apre bocca…

Tutto questo per dire che dalle compilation non si impara mai, e questa non fa eccezione.

E adesso vi mando la sigla per la vigilia di Natale, teste di cazzo. Che vi vadano il panettone di traverso e il capitone in culo, stronzi.

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