Cronache dalla crisi #2: Financial Glam (2013) di Jar Moff

20 dicembre 2013 § Lascia un commento

DeReviùer: OK, prima domanda: della crisi in Grecia sappiamo quel che ci dice la TV, ma tu sei forse riuscito a vedere/sentire/percepire in prima persona più di quanto si possa vedere/sentire/percepire stando una settimana lì in vacanza. Tu cosa puoi dire in merito? E come sta reagendo la gente?
ElFecondadòrDelPartenón: La situazione è un dramma reale, non quello trash che si respira in Italia: negozi e attività chiudono ogni giorno, talvolta le farmacie non riescono ad avere i medicinali necessari per poter andare avanti. Certo, poi ci sono tanti che stanno bene, ma la situazione purtroppo è critica per pensionati e disoccupati che aumentano di giorno in giorno.
DR: E ricordo infatti le attività chiuse, ma ciononostante, per esempio, i treni funzionavano a meraviglia, a differenza di quelli italiani. Già qui noto una differenza nel reagire: alla fin fine, noi ci si piange addosso e voi cercate di “riparare”.
EFDP: Non possiedo i mezzi e le competenze per poter aiutare a tal riguardo, ma anche in Grecia non è che si fa molto purtroppo; la realtà è simile a quella italiana ma è inutile negare che, alla fine, questo era ciò che attendeva la Grecia, dopo decenni di politica clientelare e di indifferenza al bene comune. C’era già un fuggi fuggi delle imprese da metà anni ’90, per dire.
DR: Si potrebbe dire tutta la stessa cosa qui in Italia, credo, ma proprio la reazione è diversa. O no?
EFDP: Diciamo che lì si protesta per dei motivi validi, anche se i risvolti sono simili a quelli che si sono visti qui in Italia, dove non si sa per cosa si protesta.
DR: Anche i forconi in piazza, sempre per esempio, fanno la differenza. La “rivolta” che ho visto da voi quest’estate non ha visto tafferugli o vittime.
EFDP: Ma due anni fa, se ricordi bene, fu un autentico caos: mezza Atene che era lo scenario di una guerriglia atroce.
DR: E questo l’ho solo visto in TV, tutto quel che volevo fare era “uscire” dalla TV. I forconi rimangono comunque a fare la differenza, dico bene?
EFDP: Quello sì: qui si protesta per puttanate e non per stronzate superbe come la Googletax.
DR: In Grecia, ribadisco, vedo voglia di rialzarsi. Qui pensi che ci si voglia rialzare? Io credo di no. Non voglio fare il disfattista, ma credo che in fondo si sia consci di qualcosa di assurdo, per me: cioè che queste cose fanno comodo a qualcuno che potrebbe renderle comode per qualcun altro e poi si va avanti, effetto domino. Parlo dell’Italia e magari dico cazzate gigantesche.
EFDP: Voglia di rialzarsi in Grecia? Sinceramente, non lo so: i diktat della Troika sono stati seguiti con puntuale regolarità ma ancora sembra non bastare, non soddisfare alcuno. È un periodo di grande crisi ovunque, la generazione che ha fatto gli anni ’50 e ’60 sta sparendo e non vuole cedere alla pressione delle generazioni più giovani, che giustamente spingono per reclamare il proprio spazio.
DR: Come dire che alla fine la ruota gira e si aspetta tempi migliori, non so come esprimermi.
EFDP: A un periodo di benessere se ne alterna uno di crisi, è dura ammetterlo, ma è sempre stato così e così sarà. Ma questo ovunque, mica solo in Grecia? Anche qui in Italia, negli USA, dappertutto.
DR: Mi sembra sufficiente. Ora passiamo alla scena plunderphonica/underground/spiringuàcchiolus in Grecia, che mi sembra limitata a un’élite RISTRETTISSIMA, se non a una sola persona: il nostro Jar Moff in questione che penso rappresenti un unicum anche all’interno della scena stessa nel mondo.
EFDP: Per quel che mi riguarda sì, poi qualcuno che operava nel settore del collage spiringuacchioluso parapappapippappero ci sarà stato di sicuro, ma io conosco soltanto lui, che già mi sembra una cosa diversissima da tutti.
DR: Anche osservando il suo modus operandi (in pratica la macchinetta che usa), esce fuori che lo è. Un’ultima domanda: finita la terza media, mi sentivo troppo contento e realizzato per fare il liceo classico. Per cui… Tziaitzomanasou, Patisiwn Moutra, ora leggo Kresentosiagona, cosa significano?
EFDP: Ti posso dire solo del secondo. Per quanto surreale e bizzarro, un senso ce l’ha: Patisia è un comune della megalopoli greca diviso in Anw Patisia (Patisia Alti) e Katw Patisia (Patisia Bassi); “moutra” è un’espressione gergale, anche un po’ volgarotta, che sta a significare “faccia” ma che, a seconda del contesto, può indicare anche la persona nel suo insieme. Sta quasi a significare, quindi, “La faccia dei Patisia”, ma è un’espressione abbastanza surreale, un po’ una giustapposizione verbale. Quanto agli altri due, boh? Sembrano plunderphonici gli stessi due titoli.
DR: Tralasciando JMEPSP e VID R, ovviamente. Se esiste un verbo che inizia con la “e” e significa “avere, possedere”, il primo poteva significare “Jar Moff ha una PSP”…
EFDP: No, spiacente. E comunque sia, almeno le prime quattro lettere sembrano chiare: “Jar Moff Extended Play…”
DR: “…Scaricatelo, Presto!”?
EFDP: [ride]
DR: Oppure “…Sòrcade Pollo!”.
EFDP:Sòreta Puttana!”
DR: Oppure (e questo mi inquieta) “…Synth Pop”!
EFDP: Boh?!

Ecco, nel caso non fosse chiaro.

Ecco, nel caso non fosse chiaro.

Tutto questo per introdurre i 46 minuti che formano Financial Glam, l’ultima e più lunga fatica di Jar Moff che, nella tradizione che vuole i più disparati generi musicali trasfigurati nella sua discografia, ci presenta il suo album ambient (inteso à la Basinski), distribuito in vinile dalla PAN (che si rivela una grande etichetta) e forse ambientato in un ostello elirothiano in cui regnano bordoni e atmosfere opprimenti almeno nelle intenzioni ma in verità troppo annacquate per essere totalmente coinvolgenti e all’altezza di tutta l’opera precedente.
Il lato A, Kresentosiagona parte con andatura robotica stoner, doom, non so come dire, ma se vi dico Dopesmoker degli Sleep ci siamo capiti. Tra silenzi falsi, nessuna suspense, voci gregoriane allucinate e passi di donna, un charleston à la Buddy Rich annuncia il finale del movimento, ambientato in una catena di montaggio di laser, prima che un pattern di percussioni ultras distorte si facciano strada nel lato B, che dà il titolo all’album ed è il seguito ideale e lineare del primo movimento, tra radio impazzite per cedere il posto a sconquassi metallici intermittenti, con soprano in lontananza ed effetti Larsen che spuntano dal nulla; i soliti fiati impazziti, quasi un marchio di fabbrica, si appoggiano su tribalismi soffusi in atmosfere industrial ambient presto sostituiti da campioni ritoccati come se fossero registrati su un nastro magnetico stropicciato da piastre possedute che la fanno da padrona anche nel finale, nel quale i pianoforti percossi à la John Cage contro turbini d’aeroplano evocano scenari infernali à la Diamanda Galás e completano il graduale passaggio, lungo tutto il pezzo, da relativo silenzio a rumore assordante.

Il nostro Jar ha prodotto troppo in un anno e si è concentrato troppo poco per questo disco? Sono davvero questi i nuovi lidi su cui è approdata la sua nave? In ogni caso, ci piace ricordarlo come colui a cui bastava poco, cinque minuti di JMEPSP, per sconvolgerci. La sigla non è a tema, mi dispiace:

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