Ascolto parallelo con ElFecondadòrDelPartenón #6: Reflektor (2013) degli Arcade Fire

26 ottobre 2013 § Lascia un commento

Andiamo con ordine.

Ovidio, Virgilio e infiniti altri raccontano a modo proprio e con infinite varianti il mito di Orfeo, un artista “gratia artis” che chiava a destra e a manca prima di innamorarsi perdutamente di Euridice, che muore morsa da un serpente e costringe Orfeo addolorato a scendere negli Inferi per riprendersela, armato di lira. A ciò accondiscende Persefone, moglie di Ade, a una condizione: non guardarla in faccia prima d’aver lasciato l’Ade (giustamente, sulla targhetta della porta c’è sempre il cognome del marito). Ma Orfeo non resiste, rompe la promessa, si volta ed Euridice, scomparendogli davanti agli occhi, torna negli Inferi e ci rimane per sempre. Lo sconsolato Orfeo viene ucciso e fatto a pezzi dalle Baccanti, secondo alcuni stanche delle sue lamentele, secondo altri rimaste a fessa vacante dopo la sua conversione all’omosessualità.

Verso metà Ottocento, Søren Kierkegaard parla del presente (il suo, ma volendo anche il nostro) come di un’età vuotata di passione ed entusiasmo e votata alla comprensione e all’indolenza.

Nel 1949, Jean Cocteau dirige Orphée, ma non ce ne fotte.


Chi non l'ha visto, giura che è un porno.

Chi non l’ha visto, giura che è un porno.

Dieci anni dopo, Marcel Camus dirige Orfeu negro e di questo sì che ce ne fotte: una rilettura brasileira del mito di Orfeo, metà musical e metà cartolina che, tra samba e bossa nova, risente parecchio del peso dei suoi anni, con un inizio “carnavàu carnavàu” (una samba per ogni stronzata che accade), uno svolgimento “saudàji saudàji” e un finale “tristèza tristèza”. Nella parte di Orfeo, un ex calciatore alla prima prova cinematografica; nella parte di Euridice, una cantante di Pittsburgh, bellissima a livelli GRAUURRRR!; nella parte della Morte, un campione olimpionico di salto triplo. Il film vince la Palma d’Oro a Cannes nel ’59 e l’Oscar come miglior film straniero nel ’60. Io l’ho visto in lingua originale, non perché conosca il portoghese ma per non perdermi il “kukujanjo” dei dialoghi: “Ue’, Urfeu, chesta è mi cujina Euridìz.”; “A fascia du cassu, bea mona!”, ecc.
Potrei anche citare Al di là dei sogni con Robin Williams, ma fate come me: battetevene il cazzo.

Di Haiti non so una ceppa.

Fra pochi giorni uscirà Reflektor degli Arcade Fire, anticipato dallo streaming integrale su YouTube e comprendente il singolo omonimo di cui parlammo già un mese e mezzo fa, dopo una lunga campagna promozionale virale. Vale ancora la pena comprarlo, dopo aver ascoltato tutto e letto anche i testi su YouTube? Lo deciderò stasera assieme a un prezioso consulente: il nostro concittadino preferito di Orfeo, il mitico (ma esistente) ElFecondadòrDelPartenón.

Chi non l'ha ascoltato, giura che è un porno perché la tracklist dice così. E poi Orfeo, più che proteggere Euridice, sembra dire "Ma porca puttana, proprio a me? Ma non potevo mettermi con la Canalis come fanno tutti?"

Chi non l’ha ascoltato, giura che è un porno perché la tracklist dice così. E poi Orfeo, più che proteggere Euridice, sembra dire “Ma porca puttana, proprio a me? Ma non potevo mettermi con la Canalis come fanno tutti?”

[traccia fantasma]

ElFecondadòrDelPartenón Un reverse sigurrossiano.
DeReviùer: Più che altro ricorda i Camper Van Beethoven…
EFDP: No, Sigur Rós, me li ha ricordati subito, poi oh, se a te ricordano David Lowery tanto meglio.
DR: Beh, c’è un pezzo tratto da II & III chiamato Stairway To Heavan (Sic) e me lo ricorda.
EFDP: Gli archi poi, sigurrosiani.
DR: OK, ho un brutto presentimento: secondo me ci stanno facendo l’anticipazione in reverse di tutto l’album, se non del primo CD.
EFDP: A me fa semplicemente cagare.
DR: Ma al di là del fare cagare o meno… che stronzi!
EFDP: ‘Sti rumorini a caso, simil-droneggianti, ronzii INUTILI e vai con il basso.
DR: Sì, ma capisci? Hanno (sempre secondo me) fatto un riassuntino di dieci minuti in reverse per non fare un solo CD, invece tocca comprarne due per questa cazzata.
EFDP: Ovvio, appunto per questo sono INUTILI. Io dubito proprio che comprerò il disco.
DR: Io lo sapevo! Tutti uguali: Joanna Newsom, i System Of A Down, i Fucked Up e quelli che hanno ristampato 666 degli Aphrodite’s Child. E mi dirai: “Sì, ma questo l’hai pagato al prezzo di un CD”. Sì, allora immagina quanto poteva costare veramente un CD solo! Ladri del cazzo! Non potevano fare come con Trout Mask Replica, Goodbye Wellow Brick Road e Twin Infinitives?
EFDP: Fotte sega, fintanto che non scucio soldi m’importa ben poco.
DR: Eh, pensa a chi li scuce.
EFDP: Problema loro, non credi?
DR: E infatti ecco alcune piste della title track in reverse!
EFDP: Vabbe’, senza ritegno proprio.
DR: Sono passati otto minuti e mezzo e già sono incazzato…
EFDP: Vabbe’, io sto muovendo la testa a ritmo di facepalm.

[Reflektor]

EFDP: E già la conosciamo.
DR: E vabbe’, non la salteremo per questo.
EFDP: Assolutamente no, anche perché ho il sospetto che si tratti di uno dei brani più riusciti del disco
DR: E vabbe’, vediamo come va…
EFDP: Naturalmente, comunque alla fine il pezzo mi ha preso un po’. Sì, gli manca ancora la melodia killer, ma regge bene.
DR: Ammetto che il pezzo mi prende quando arrivano i sax e poi subentra David Bowie, dopo i vari “Don’t! Don’t! Don’t!” che mi ricordano Freak Out/Starry Eyes degli LCD Soundsystem (MA GUARDA UN PO’!).
EFDP: Grazie al cazzo… FINALMENTE SONO RIUSCITO A RICONOSCERE LA VOCE DI BOWIE, Cristo!
DR: [canticchia] “Thought you were praying to the resurrector!”
EFDP: Sì, il pezzo prende, lo riconosco. Non è un capolavoro di scrittura, ma ha il suo perché.
DR: Qui secondo me, se non era per James Murphy, andava a schifìo.
EFDP: Sì, ne sono convinto anche io.
DR: Bene, ora il finalone.
EFDP: È proprio l’andamento funk che regge il tutto, c’è poco da fare, le atmosfere barocche sono lì per ricordare il trademark, punto.
DR: Ovvio. E dopo la coda con cluster di archi…

[We Exist]

EFDP: Perché mi sembra un pezzo di Marianne Faithfull?!
DR: A me ricorda i Roxy Music.
EFDP: L’attacco mi ha ricordato paro paro quello di Broken English, poi evolve in tutt’altra maniera. Melodia inesistente, ad ogni modo, e meno male la Chassagne accompagna e basta, senza berciare come a suo solito.
DR: Giusto la chitarrina alla Talking Heads (e certo!).
EFDP: Sì, ma non si può far reggere un intero brano a due accordi.
DR: A meno che non duri due minuti, o anche meno. E qui ne abbiamo 5 e 43 secondi.
EFDP: Ecco. Poi il synth di nuovo, i suoi bassi e Butler che canta a caso (à la Talking Heads come sempre, e certo!).
DR: OK, questa traccia non sa di niente.
EFDP: Totalmente irrilevante, dubito proprio riuscirei a rivalutarla anche con successivi ascolti. Spero proprio non arrivi il puntuale BNM di Pitchfork, se tutto il doppio (finto) dovesse mantenersi su questo tenore.

[Flashbulb Eyes]

EFDP: COME CAZZO INIZIA?! Ma che è, un pezzo dei Death Grips e non lo sapevo?
DR: [ride] …NIGGANIGGANIGGANIGGANIGGANIGGANIGGANIGGA…
EFDP: NIGGABITCHNIGGABITCHBITCHI’MARUINYOUCUNT!
DR: Con lo xilofonetto, che carini!
EFDP: No, non ce la posso fare…
DR: E questo pezzo dovrebbe ricordare Haiti?!
EFDP: Ma quale Haiti, nemmeno le balere brasiliane, ma per davvero.

[Here Comes The Night Time]

EFDP: E poi, CHACARRON MACARRON. Cioé, la base è quella, eh?
DR: Percussionisti haitiani per suonare come i tossici al centro storico?
EFDP: Sì, ecco. E adesso, perché mi viene la voglia di imitare El Mudo?
DR: Per via della batteria che mi ricorda Luna rossa rifatta da Renzo Arbore?
EFDP: Anche, volendo.
DR: Dai, ditelo: è una demo. Ecco, ora che va nella witch house va un po’ meglio. No, scusa, è tornata come prima.
EFDP: Ecco, stavo per chiederti dove hai sentito la uicciàus.
DR: Basso ciccionissimo, si perdono e poi si ritrovano.
EFDP: Dove si ritrovano lo sai soltanto tu…
DR: I percussionisti haitiani tengono a chiarire che non sono tossici.
EFDP: Buon per loro, peccato ci azzecchino come i cavoli a merenda. Vabbe’, sempre meglio del simil-plagio ai Death Grips.
DR: Questo pianino è insopportabile.
EFDP: MA COS’È QUESTA COSA ADESSO?
DR: Aridaje con la witch house!
EFDP: No, non è witch house: è schif house. Pure il sassofonino exotica.
DR: E ora samba!
EFDP: Mamma mia, mi viene da morire. Caetano Veloso starà vivendo un incubo a sentire certe cose.
DR: “Su le mani, tutti in pista!” E torna come prima.
EFDP: SU! LE! MANI!

[Normal Person]

EFDP: Non dico chi mi ricorda che tu poi mi attacchi.
DR: No, dai, dillo se hai coraggio. Marvin Gaye?
EFDP: I Dire Straits.
DR: Ah.
EFDP: Visto che mi conosci, sai un paragone del genere cosa sta a significare.
DR: Lammèrda!
EFDP: Ecco.
DR: Io più che altro avevo fatto un confronto con I Heard It Through The Grapevine.
EFDP: Non ce l’ho sentita minimamente, ma alla fine sono accostamenti estremamente soggettivi.
DR: Con chitarrina gnè-gnè e conga.
EFDP: E Butler che “canta” tremendamente, quasi si sta sgolando.
DR: Mamma mia… […] Sassofoniiiiiiiii! Yeeeeeeeah!
EFDP: E te pareva…
DR: E canta la moglie.
EFDP: Che canta meglio di lui, IL CHE È STATISTICAMENTE QUASI IMPOSSIBILE!
DR: E stavolta è meno irritante del solito!

[You Already Know]

EFDP: Un’allegra marcetta arrembante. Ma che è? Grease?
DR: Con tanto di presentazione, poi!
EFDP: Sì, per l’appunto.
DR: Wake Me Up Before You Go Go?
EFDP: Anche, e forse melodicamente è tra le più convincenti, il basso ciccione che spunta tra i riverberi è sempre il benvenuto.
DR: Questo pezzo pare Ready To Start fatto con la metà della corrente elettrica.
EFDP: Sì, stavo pensando alla stessa identica cosa, peccato che Ready To Start sia über, qui siamo ad un livello discreto. […] Sì, pure gli applausi nel finale, mo’ tiratevela di meno.
DR: Eh, oh, li hanno presentati, falli congedare…

[Joan Of Arc]

EFDP: E vai di garage punk a caso. Poi parte la batteria… È Call me dei Blondie!
DR: VERO! [ride]
EFDP: Solo che la Chassagne non è Debbie Harry.
DR: Figurati se lo è Win Butler.
EFDP: Sto tracciando inquietanti parallelismi tra la Harry e Butler con la parrucca bionda. […] La Chassagne nei suoi inutili spoken words: SEDATELA! Però il pezzo non mi dispiace, ad essere sinceri.
DR: Sì, è carino, talmente francese da essere parlato in francese e ricordare Jean Michel Jarre, non parlo di quel che si sente in primo piano.
EFDP: A cosa ti riferisci?
DR: L’ambientazione, di certo non la batteria, il canto e le chitarre. E poi “Jeanne d’Arc, uuuuh!”, vabbe’…
EFDP: Capito, sarà che di Jarre non conosco praticamente nulla. E poi una breve coda di droni.

[Here Comes The Night Time II]

EFDP: La seconda parte di “SU! LE! MANI!”, stiamo a vedere cosa ne viene fuori: una cosa totalmente diversa.
DR: Tra l’altro si passa dal primo disco al secondo senza che ci si renda conto.
EFDP: E vabbe’, questa sembra un incrocio di Neon Bible e The Suburbs come sonorità.
DR: Non sento The Suburbs.
EFDP: Negli archi che descrivono ce l’ho sentito, nulla più.

[Awful Sound (Oh Eurydice)]

EFDP: Awful Sound: ecco, per l’appunto. Queste percussioni dub haitiane…
DR: Che tu credi di star ascoltando Tenochtitlan dei Vampire Rodents, e invece…
EFDP: Ecco. Anche qui, la melodia va dove caspita le pare.
DR: Ma perché? C’è?
EFDP: Sì, intendevo quello.
DR: Ah, ecco.
EFDP: Ancora 28 minuti di angoscia, poi torno all’angoscia vera, quella di Murcof, che mi convinco sempre di più abbia realizzato un capolavoro.
DR: Ora mi sembrano proprio gli ultimi Flaming Lips.
EFDP: Boh, dei Flaming Lips sei tu l’esperto.
DR: Certo, un po’ più pulitini, ma pur sempre loro: la strumentazione e le battute dilatate sono le stesse, pure la batteria pestona e soffocata.
EFDP: Sì, ne sai tu di più.
DR: Continuavo solo un’analisi.
EFDP: Sì, e io ribadivo, non volevo di certo interromperti.

[It’s Never Over (Oh Orpheus)]

EFDP: E adesso, la loro tipica coralità in salsa funky. […] Di nuovo la Chassagne in francese…
DR: Con coretti alla Prince! Chissà perché chi canta male di solito sembra che canti bene quando imita Prince, pure ai Flaming Lips succede! Beh, non si può dire che quest’album non sia coeso.
EFDP: Sto piangendo…
DR: Perché stai piangendo?
EFDP: Dalla stizza, tante cose brutte.

[Porno]

EFDP: Ora voglio tizie con le ciocce di fuori che cantano debosciate.
DR: Non inizia malaccio, però.
EFDP: No, è un synth-pop senza midollo, è anche peggio degli ultimi Daft Punk, volendo.
DR: Adatto per un porno, forse?
EFDP: Ma per un porno ci vuole Destroyer, mica ‘sta roba qui. Ci vogliono i sassofoni scosciati di Chinatown. Mi sento come l’Orfeo di Rodin nella copertina: non voglio vedere, non voglio sentire, però devo, almeno una volta.
DR: Ovvio, così poi, male che vada, quest’album svanisce.
EFDP: Questo synth monocorde m’ha rotto le palle.
DR: Tutto il secondo CD sembra monocorde.
EFDP: Sì, nel primo era tutto “GETTIAMO TUTTO IN CACIARA”; qui, pezzi di sei minuti che potevano durarne due.
DR: E avevano pronti una trentina di pezzi in tutto, si dice. Immagina…
EFDP: Non l’avrei mai detto che sarebbe stata una faticaccia arrivare in fondo ad un loro disco.

[Afterlife]

DR: Ah, il loro secondo singolo, che tu conosci e io no.
EFDP: Sì, bruttino.
DR: Percussioni haitiane, abbiamo capito.
EFDP: Sì, ecco.
DR: Ho la sensazione che qui almeno stiano tentando di risalire…
EFDP: Sì, arrivati al penultimo pezzo, suvvia…
DR: A un certo punto, il synth mi ricorda la colonna sonora di un vecchissimo videogioco, The 11th Hour, solo che lì lo trovavo buffo, qui che devo dire?
EFDP: Qui è triste.

[Supersymmetry]

DR: No, qui mi sa tutto di déjà ouî.
EFDP: Eh, ma va’?! Cioè, meno male che è l’ultimo pezzo, ‘sto disco non lo affronto proprio. E poi, brodaglia di synth.
DR: E archi.
EFDP: Poi solo synth.
DR: Devono fare il codone di un doppio album, e facciamoglielo fare.
EFDP: E qualche percussione haitiana (Dio, HANNO ROTTO LE BALLE), peccato che non sono i Cut Copy, che in Zonoscope l’hanno fatto e alla grandissima.
DR: Bene, ora siamo sott’acqua. E quando pensi che sia finito tutto, ecco che riavvolgono.
EFDP: MA PERCHÉ? PORCA MISERIA LADRA!
DR: Va bene che le cassette vanno riavvolte prima di essere restituite, ma riavvolgere dei CD…
EFDP: Sì, se ne sentiva proprio il bisogno….
DR: Con sassofoni e synth che sembrano dire: “No, dai, lo stiamo facendo apposta, tutto programmato.”
EFDP: Sì, e con le mie palle cadute a terra.
DR: A me sta solo venendo sonno. Aggravano la situazione gli archi discendenti che fanno “GNEEEEEEOOOOOOOUUUUUUNNNNNN…”
EFDP: Finito! Voto: 4emmèzzo!
DR: Concordo.
EFDP: Ingiustificata e ingiustificabile, un’ora e mezza così.
DR: Ladri di merda: non solo andava bene un solo CD, ma neanche riempirlo tutto!
EFDP: Hanno sempre più teso ad allungare il brodo. Qui il gioco non regge, punto.
DR: Ma allungare il brodo è diventata una moda?
EFDP: A quanto pare sì, visti i risultati scaci dei Daft Punk, il doppio dei Knife con i 19 minuti di droni INUTILI.
DR: Non dimenticare MBV.
EFDP: Quello però non dura moltissimo, per quanto sia una merda.
DR: E non è neanche la peggior uscita del 2013 tra quelle per cui c’è stata più fòtta.
EFDP: Ecco, infatti: sembra che ci si siano messi d’impegno tutti, a fare dischi di merda; tra loro appunto i Daft Punk, i Boards Of Canada, ecc…
DR: E sembra che facciano cagare in proporzione alla fòtta creata.
EFDP: Già.
DR: Facci caso: Kanye West…
EFDP: Anche lui, un disco più sottotono rispetto al previsto, per quanto non brutto.
DR: Poca fòtta, poca merda.
EFDP: Gli unici che hanno fatto bene sono stati i Sigur Rós, tra i grandi ritorni targati Pitchfork. I Suede manco li considero, non rientrano nel loro target usuale.
DR: Poi leggo questo. “Complessità”, MA DOVE?!
EFDP: Sì, via, è una citazione, la complessità non esiste, andatevela a cercare nei Mansun, loro sì che erano complessi (mi mancano, sob).
DR: Vabbe’, lo so, non ce l’avevo con lui. […] Beh, l’album è finito, che facciamo? Andiamo a dormire?
EFDP: Io sto ascoltando Murcof e mi sto riprendendo dalla batosta.
DR: Va bene, allora vado solo io. Mi sveglio lunedì, buon weekend.
EFDP: Buona notte.

Insomma, traete voi le opportune conclusioni, io ho tratto la mia: può entrare su un solo CD e fare ugualmente pena. Poi mi sono ricordato che anche Être Dieu di Salvador Dalí e Igor Wakhévitch è stato ristampato su tre CD quando ne bastavano due, però… però niente, dovete mori’.
Comunque, a me piace ricordare gli Arcade Fire nell’altro modo proposto dalla sigla:

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