Ascolto parallelo con ElFecondadòrDelPartenón #5: Synthesizing: Ten Ragas To A Disco Beat (1982) di Charanjit Singh

9 ottobre 2013 § Lascia un commento

Ho voglia di raccontarvi una bella storia.

Tra gli anni ’60 e gli ’80, Charanjit Singh compose numerose colonne sonore per film di Bollywood e fece altrettanto numerosi dischi in cui registrava cover di altri pezzi. Un bel giorno del 1981 si fa spedire da Singapore il Jupiter-8, il TR-808 e il TB-303, tutto della Roland. Non avendo idea di come funzionino, se li studia per mesi interi e, quando scopre che è possibile sincronizzare tutti e tre gli strumenti, fa un po’ di pratica e pensa che magari si può registrare qualcosa. Il risultato è Synthesizing: Ten Ragas To A Disco Beat, uscito nel 1982 nell’indifferenza generale e ristampato nel 1983 nella stessa indifferenza.
Dopo essersi resi conto che quest’album è stato pubblicato cinque anni prima di Acid Trax dei Phuture, nota come il primo singolo acid house della storia, gli olandesi della Bombay Connection pensano bene di ristamparlo nel 2010 su CD e due vinili (uno da suonare a 33 giri, l’altro a 45, ma perché?!), dando così a questo umile e riservato signore indiano la visibilità e la considerazione giuste.
Oggi, ElFecondadòrDelPartenón ed io ci siamo dati appuntamento su Skype per darvi il nostro resoconto, raga per raga, sull’ascolto di Synthesizing: Ten Ragas To A Disco Beat di Charanjit Singh.

tenragas

[Raga Bhairav]

ElFecondadòrDelPartenón: Sitar fatto coi synth, sembra di sentire i Tangerine Dream sotto peyote.
DeReviùer: Cori fatti col vocoder, come faceva Walter/Wendy Carlos dieci anni prima.
EFDP: E poi parte un piripì che sembra ripreso da “Mortal Kombat”, solo che “Mortal Kombat” viene anni dopo.
DR: Ma noi sapevamo già che quest’indianino fosse avantissimo.
EFDP: Vero. Come ci piace farci gli autospoiler, nessuno.
DR: Ma anche senza autospoiler, si capisce lo stesso.
EFDP: Poi la copertina in stile Pink Floyd di The Piper At The Gates Of Dawn
DR: Ma anche no: Syd Barrett a confronto è sobrio.
EFDP: In effetti. […] Adesso voglio M.I.A. che improvvisa un rap su questa base. Va beh che non è indiana ed è di origini tamil, ma chi se ne frega.
DR: Premetto che non conosco M.I.A. e rinnovo il mio “ma anche no”.
EFDP: CONOSCILA, M.I.A., SU RIEDUCATIONAL CHANNEL!
DR: È pure partito un Game Boy che sfuma nel finale.
EFDP: Il Game Boy che è TUTTO, specifichiamolo.

[Raga Lalit]

EFDP: E riparte lo stesso beat.
DR: Stessi strumenti e stesso tutto.
EFDP: Non dirmi che si ripete per tutto il disco, altrimenti comincio a sbattere la testa sul muro. Va bene, quanto meno qui cambia il raga.
DR: Ma sono pure dieci raga, quindi la struttura è quella.
EFDP: Ma meglio Ravi Shankar, a questo punto: quantomeno non c’è il beat da bordello thai.
DR: Vabbe’, ma la colpa non era neanche di Ravi Shankar: la tradizione è quella e pace.
EFDP: Ma figurati, a me piace Shankar, mica lo stavo criticando.
DR: Ah, OK.
EFDP: Qui il raga non mi dispiace.
DR: Più “vivace”.
EFDP: Però questo TU TU-RU-TU dà ai nervi.

[Raga Bhupali]

DR: Oh, almeno cambiamo tonalità.
EFDP: Qui sembra cambiare un po’ pure il beat, ALLUCINANTE. OK, stavo cominciando un po’ a preoccuparmi.
DR: E i bassi fanno più o meno lo stesso giro.
EFDP: Va beh, non si può pretendere molto: è un precursore, lascialo precursorare.
DR: Sì, infatti, mi limitavo a constatare.
EFDP: A posto. Tutto sommato, questa è caruccia anche se dubito la riascolterei a ripetizione.
DR: Mah, già tutto si fa riascoltare a ripetizione.
EFDP: Sì, in effetti…
DR: Pure le tabla sintetizzate.
EFDP: Capolavoro! [ride]
DR: Anzi, no, sembrano più marimba. Vabbe’, ci siamo capiti.

[Raga Todi]

EFDP: Uno scricciolo a caso e vai di nuovo di sitar. […] No, di nuovo “Mortal Kombat”!
DR: Come nelle due tracce precedenti.
EFDP: Ma qui è ancora più evidente.
DR: FINISH HIM!
EFDP: OK, va bene che precorre e tutto quanto, ma davvero c’è gente che si è scomodata a definirlo un capolavoro?
DR: Secondo me si sono fermati alla forma e al fatto che è davvero un precursore, qua la sostanza è poca.
EFDP: Non cominciare anche tu con forma e sostanza, no!
DR: Parlo di costrutti, anche perché qui, diciamocelo, di costruito c’è poco: sembra quasi tutto improvvisato su beat precisi.
EFDP: Sì, beat che sono pressoché identici in tutti i brani. RIDATEMI ADEVA!
DR: (scusa l’ignoranza, chi è Adeva?)
EFDP: (una delle vocalist più famose della scena garage-house a cavallo tra anni 80 e 90: la sua cover di Respect di Aretha Franklin l’ha resa piuttosto nota)
DR: (tanto che non la conosco)
EFDP: (beh, il fatto che tu non la conosca non significa che fosse una signora nessuno al tempo)
DR: (ah, ovvio)

[Raga Madhuvanti]

EFDP: E ritorna il TU TU-RU-TU.
DR: E il basso alla “Mortal Kombat”. Va sottolineato il bello di questi raga: puoi pure cambiare argomento.
EFDP: Sì, come sottofondo funzionano benissimo: al ristorante indiano in centro farebbero un successone!
DR: Qui, comunque, niente degno di nota.

[Raga Megh Malhar]

DR: E siamo a metà.
EFDP: Sirena della pula e rumorismi a caso.
DR: Non ho capito se sparano e chiamano la polizia (o l’ambulanza) oppure è un temporale con dei gufi.
EFDP: Non offendiamo i gufi, per piacere.
DR: Vabbe’, dai, uno strigide a caso. […] E le atmosfere sono diventate noir.
EFDP: OK, questo sembra un misto di un pezzo ambient-kraut alla Between e di un brano di psichedelia giapponese a caso. Tu lo trovi noir, io psych-kraut, annamo ‘bbene…
DR: Noir molto a latere.
EFDP: Sì, certo, mica si parla di Badalamenti.
DR: E volevo vedere: ce li vedi brani del genere in un film di Lynch?
EFDP: Se ha pippato qualche puffo nel durante, sì.
DR: Vedi le due donne di Mulholland Drive aprire la scatola blu, sorridere come delle ebeti e ballare come a Bollywood, senza motivo.
EFDP: Wouldn’t be that awesome? (seh, come no…)
DR: Mappròprio.

[Raga Yaman]

EFDP: MOBBASTA, pure il Raga Yaman. Ne mancano altri tre dopo di questo. [sbatte la testa contro un muro]
DR: Pure il Raga Yaman? Già lo conosci o è il TU TU-RU-TU?
EFDP: No, il TU TU-RU-TU.
DR: Almeno qui il basso va a salire e non a scendere come nei raga precedenti.
EFDP: Eh, me’ cojoni.

[Raga Kalavati]

EFDP: Il raga del calafataggio.
DR: Pare Summer Nights, da Grease.
EFDP: Ma anche mille altri pezzi.
DR: Solo che qui ci mancano proprio John Travolta e Olivia Nutongiòn.
EFDP: Olivia Nutongiòn MILFONA.
DR: Però, versione Bollywood con tutti attorno a ballare nei costumoni larghi e Travolta col bananone in testa.
EFDP: Perché dopo i raga, parte Punjabi MC nella versione di Sara Tommasi e lì son cazzi.
DR: Che brutta immagine.
EFDP: Già. [si sganascia]

[Raga Malkauns]

EFDP: DE NOVO “MORTAL KOMBAT”! Raga Malkauns, che letto così sembra un raga composto in Lettonia.
DR: Su, non fare così, ne mancano due.
EFDP: Bene, così dopo passo ad ascoltarmi i Katra Turana.
DR: E io qualcos’altro. […] E nell’ultimo raga vorrebbe fare “Mortal Kombat”, ma non può. O può ma non vuole.

[Raga Bairagi]

EFDP: Dopo questo, fine. Deo gratias.
DR: Assolo di Commodore 64.
EFDP: Sì, con Super Mario che si zompa Peach nel durante
DR: E “Park Patrol” che raccoglie la monnezza lasciata in giro.
EFDP: FINITO! YEAH!
DR: OK, dai, chiudiamo il pezzo. Giudizio: roba esotica, senz’altro, ma non basta.
EFDP: 6/10, perché sì precorre, ma dopo un po’ una noia.
DR: Se era un singolo (o un EP, mi sento generoso), gli avremmo fatto tutti un altare.
EFDP: Poco ma sicuro.

Bene, sono andato a leggere le liner notes sul vinile dell’83: all’inizio di Raga Megh Malhar, si sente un temporale, seguito da pioggia e dal verso di *uno struzzo*. Beh, valuterete voi nella nostra… SIGLA!

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