Niente (è un bel pensiero da mettere tra le gambe alle ragazze) (2013) dei L’Amo

16 settembre 2013 § Lascia un commento

Dopo i vari aggiornamenti sugli Arcade Fire, continuo a bearmi nell’illusione di essere in grado di rimanere sul pezzo.

Peppe Fetish, pensaci tu. (questa era facile)

Peppe Fetish, pensaci tu. (questa era facile)

Cito a memoria Giobbe Covatta: “Gli italiani hanno due idee fisse: il pallone e le zizze. Pallone e zizze, zizze e pallone. Il loro sogno erotico è Gattuso con le zizze.”
A dargli retta, i L’Amo (ragione sociale interpretabile in tanti modi che non sto qui a elencare) sono la rappresentazione più fedele dell’italiano medio, napoletano nello specifico, con un artwork che comprende due zizze disegnate a forma di cuore sotto il logo della S.S.C. Napoli e titoli come Sulla svirilizzazione di Quagliarella, Aurelio De Laurentis [sic] musa e maestro, Dura la vita del superdotato (pezzi, questi tre, tratti dal primo album), È amore dalla terza in poi (qualunque cosa significhi) e Niente (è un bel pensiero da mettere tra le gambe alle ragazze), titolo questo del loro secondo album, grazie al quale raggiungono cinquanta minuti di discografia completa dopo uno split con i Trans VZ e un EP omonimo promosso, con l’aggiunta di altri brani, a primo album con il titolo Di primavera in primavera, già scaricabile gratuitamente come tutto il resto della discografia da Bandcamp.
Autori di un album simile a un bignami sullo “sturm und drang” scritto da I Cani, questa versione irresponsabile, indolente e hipster (laddove “hipster” significa “così figo da andare oltre la figaggine tradizionale, in una figaggine personale che quindi risulta più estrema, facendolo apparire incredibilmente magnetico o incommensurabilmente sfigato” [cit.]; direi più la seconda) di Lemmy dei Motörhead è formata da Domenico Garofalo al Microkorg (un po’ il Ringo Starr del gruppo), Alessio Forgione alla chitarra e alla voce (un po’ il Kevin Shields del gruppo, con molti meno pedali e molta più pucchiacca in testa) e Federico Crimaco alla batteria (l’autore della precedente citazione, nonché vittima di un retaggio berlusconiano che lo costringe a usare gli slogan come punteggiatura, un po’ il Lars Ulrich del punk che si limita a portare il tempo meglio che nel primo album e far sorgere il sospetto che non abbiano assunto un bassista per non correre il rischio di perdere il Cliff Burton del punk, costringendo così Alessio ad accordare la sesta corda, se non tutte, un tono sotto).
Penalizzati dall’abbassamento di volume delle voci urlate e duplicate in fase di missaggio, diventato un po’ un obbligo dai tempi di Loveless per esprimere (“Scusa, che c’entrano i My Bloody Valentine?”), dicevo dai tempi di Loveless per (“Ancora? Ho capito che hai citato Kevin Shields, ma questo non mi pare shoegaze, figuriamoci se i My Bloody…”), PER ESPRIMERE DISORIENTAMENTO EMOZIONALE E NON CACARE IL CAZZO VA BENE?, i L’Amo ci presentano mezz’ora scarsa di punk a supporre, qualcosa che potrebbe durare anche la metà se non fosse per il fatto che spesso i testi si riducano a una strofa ripetuta tra un intermezzo strumentale e l’altro, facendo raggiungere livelli disneyani all’allungamento del proprio brodo e riportando alla mente tanto meno il post-punk sbandierato dalla critica di settore quanto più le strutture dei pezzi degli AC/DC o i Residents di quel Commercial Album che si prefiggeva di condensare due ore di musica pop in quaranta pezzi da un minuto ciascuno. E con i L’Amo, i Residents non c’entrano. I Residents non c’entrano con niente e nessuno. I Residents non c’entrano mai. Mai! Con niente! E nessuno! Capito?!
Annegando nella grande diatriba tra forma e sostanza del mostrarsi punk (parola che ha rotto i coglioni come poche altre, e anche “indie” è tra queste), palesemente senza esserlo neanche un po’ nonostante autoproduzione, autodistribuzione, do-it-yourself e quant’altro, tra un congiuntivo perso per strada, linee di synth che francamente trovo brutte, atteggiamenti etichettati come “punk” ma confinanti con lo “stronzo”, (finto) campanilismo (“Se a qualcuno occorresse un cuore lo fabbricheremmo io e te a Bagnoli”, “Barcellona è OK, ma non è Napoli”), ironia e sarcasmo usati semplicemente per mettere le mani avanti (e io ne so qualcosa), i L’Amo, fieri schiavi del numero quattro e dei suoi multipli, restano privi della minima intenzione di imparare a suonare (oddio, come sei punk!), a favore di un’immediatezza espressiva che, grazie a testi non sempre decifrabili senza l’aiuto del booklet, latita (oddio, come non sei punk!). Giacché il punk (ammesso che sia esistito e si sia distinto dal pop spectoriano senza orpelli dei Ramones, come nel caso dei Dead Kennedys) si è troppo integrato e borghesizzato per non essere il nuovo pop (e i L’Amo lo sanno), il rischio è grande, poiché “alcuni diranno che abbiamo tredici album e che sembrano tutti uguali. Non è vero. Abbiamo quattordici album che sembrano tutti uguali.” Parola di Angus Young al quale, come agli AC/DC, non frega un cazzo di niente; ai L’Amo non frega un cazzo di niente, a me non frega un cazzo di niente ed è perfetto così. Rimane solo la mia diffidenza verso chi dà continua prova di avere la pucchiacca in testa, nonostante Elio e i Gem Boy vi abbiano rinunciato ormai da anni e i Prophilax sappiano almeno suonare.
E gli AC/DC non erano neanche punk. E questa era solo una scusa per ripetere la parola “punk” quel tanto necessario a farle perdere definitivamente qualsiasi senso.
L’uscita dell’album è stata annunciata dal free download su Rockit (la tristezza fatta webzine) e dal videoclip di Marinai, la Valvonauta del 2013, anche perché (il suffisso “-nauta” parla chiaro) sempre di marinai si tratta. Ve la faccio breve: i nostri tre eroi gironzolano per il centro di Napoli con una telecamera in testa e il tutto è stato poi rimontato. Poi il video finisce. E la telecamera si leva dalla testa. E torna la pucchiacca. Vulvonauta. O magari ti svegli la mattina dopo e ti accorgi che è una cozza. Bivalvonauta. Sigla:

Post Scriptum: Ho saputo solo ora che oggi è il compleanno di Federico. Secondi voi, avrà gradito questo regalo?

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