Amarcord da ritorno #4: Works for Prepared Piano (1998) di John Cage

31 agosto 2013 § Lascia un commento

Voi preparate i pianoforti e io me la rido.

Voi preparate i pianoforti e io me la rido.

OK, facciamo subito il punto: se non ci fosse stato questo tizio qui, non ci sarebbe stato praticamente niente, oggi. Non avremmo avuto i gruppi industrial, non avremmo approfondito il discorso dell’elettronica in musica, non avremmo pensato la musica in altri termini, non avremmo Aphex Twin (per dirne uno), non avremmo un vocabolario musicale esteso come lo è oggi e numerosi compositori probabilmente si sarebbero sempre più chiusi in loro stessi.
John Cage (1912-1992) era un allievo di Arnold Schönberg, forse il primo compositore ad abbracciare la tecnica di sviluppo dodecafonica, il quale gli rimproverò di non avere il minimo senso dell’armonia, “Avrai a che fare con un muro che non potrai scavalcare”, gli disse. E Cage rispose: “Allora passerò il resto della mia vita a sbattere la testa contro quel muro.”
È noto come il padre della musica aleatoria, ovvero quella musica la cui esecuzione è dettata dal caso, come nel caso di Imaginary Landscape No. 4 del ’51, dove vengono “suonate” dodici radio, secondo istruzioni precise, ma senza la minima idea della musica che trasmetteranno. O vogliamo parlare del suo pezzo più famoso, 4’33”, una composizione completamente muta, alla quale è stato pagato tributo da artisti come i Type O Negative, i Covenant, i Ciccone Youth, i Muse, John Lennon e Yoko Ono? Vogliamo parlare di come sia stato influenzato dalla cultura orientale, in particolare dall’I-Ching? Della sua discendenza compositiva da Érik Satie? Della sua partecipazione in qualità di micologo a “Lascia o raddoppia”, da Mike Bongiorno, dove si esibì anche con un concerto per caffettiere?
Cerchiamo di rimanere in argomento: questo è un doppio album che include composizioni per pianoforte preparato, ovvero un pianoforte con degli oggetti di uso comune posti sulla cordiera. Si ritiene che sia stato proprio John Cage l’inventore di questo “strumento”, ma questo strumento esisteva già da prima, per esempio negli anni Dieci, oppure si narra di pianisti jazz che mettevano fogli di giornale sopra le corde. John Cage, invece, iniziò a comporre per pianoforte preparato per accompagnare le coreografie del suo fidanzato Merce Cunningham, dovendo trovare dei suoni che si avvicinassero a quelli di percussioni tribali. Il pianoforte preparato crea così la sintesi tra “suono” e “rumore”, il pianoforte diventa uno strumento tanto melodico quanto percussivo e permette a Cage l’esplorazione e la ricerca di sempre nuove sonorità su solide basi ritmiche, poiché il vero cuore della musica è proprio il ritmo, essendo l’armonia un fenomeno puramente soggettivo.
Nelle esecuzioni di Markus Hinterhäuser qui proposte, i troglodismi di Mysterious Adventure e Primitive si alternano a momenti di riflessione come Prelude For Meditation e Music For Marcel Duchamp, ad altri più crudi come In The Name Of The Holocaust e ad altri più esotici come Daughters Of The Lonesome Isle. Qui, a differenza di molte altre opere, praticamente niente è lasciato al caso, il che ci permette di cogliere appieno il senso del suo pensiero musicale. Il tutto per allenarci all’esplorazione delle radici della nostra percezione armonica, per rimanere nel limbo che si trova tra la melodia e il caos. Una raccolta da non perdere per chi ha voglia di qualcosa di nuovo, perché la musica di John Cage rimarrà tale per secoli. E la colpa è anche nostra. Sigla:

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