Amarcord da ritorno #3: Fantasma (1997) di Cornelius

30 agosto 2013 § Lascia un commento

Keigo Oyamada, fino al 1991, faceva parte dei Flipper’s Guitar, un duo di musica Shibuya-kei, un genere che combina jazz, bossa nova e musica tradizionale, nato nel quartiere Shibuya di Tokyo e diffusosi poi con successo in tutto il Giappone. Dopo quest’esperienza, forse anche perché l’etichetta di artista Shibuya-kei gli stava stretta, Oyamada intraprende la carriera solista con lo pseudonimo Cornelius, omaggiando un personaggio de Il Pianeta delle Scimmie. Dopo due album (The First Question Award del 1994 e 69/96 del 1995) e vari remix, si arriva al 1997 con il suo album più famoso e forse anche più bello: Fantasma.


In Giappone, non sei tu a fumare la sigaretta, ma la sigaretta a fumare te.

In Giappone, non sei tu a fumare la sigaretta, ma la sigaretta a fumare te.

Guardate Cornelius come un Beck un po’ più scoppiato, ma anche un po’ più giapponese. Pensate a Fantasma come a un album in cui i Beach Boys incontrano un NES (Clash), o dove Phil Spector flirta con i Jesus and Mary Chain (God Only Knows), a un compositore barocco che prende la scossa (2010), a un’orgia tra i personaggi dei cartoni della Warner Bros. (Magoo Opening, disgraziatamente diventata sigla di “MTV Comedy Lab”), insomma a un’esilarante parata carnevalesca di una cinquantina di minuti ininterrotti.
Francamente, trovo quest’album stupendo, pur essendo conscio che cose come queste rappresentino praticamente la norma in Giappone, dove ci si diverte a prelevare dall’Occidente canoni e stereotipi pronti da estremizzare, come nel caso dei Polysics (dei cloni schizzati dei Devo), degli Acid Mothers Temple & The Melting Paraiso U(nderground) F(reak) O(ut) (attori di un revival fricchettone minimalista zappiano anni Sessanta), dei Pizzicato Five (emulazione kitsch-popolare anni Cinquanta) o delle 5.6.7.8’s di tarantiniana memoria (garage rockabilly anni Sessanta abbastanza stucchevole [“woo-hoo woo-hoo-hoo”]). Posso dire che da tutti questi revival, Cornelius è quello che mostra più originalità nel distaccarsene, maggior indipendenza dai suoi modelli di riferimento (e abbiamo ammesso che ce ne sono), proprio quello che ci vuole in un mondo di fotocopie… Vabbe’, sto diventando troppo sdolcinato, sigla.

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