I primi due album di John Frusciante

24 luglio 2013 § 2 commenti

Questo pezzo è dedicato a tutti quegli stronzi che, come Bill Hicks e forse Kevin Spacey in American Beauty, rimpiangono o (ri)vogliono l’epoca in cui si scriveva grande musica e grande letteratura quando e perché ci si drogava, ai tempi di Doors, Janis Joplin, Jimi Hendrix e altra gente che ha cacato il cazzo grazie a chi li tiene su un piedistallo e predica per riflesso condizionato l’uso creativo degli stupefacenti, dimenticando che i tempi cambiano (gli anni ’60 del XX secolo sono arrivati per fortuna una sola volta) ma la droga è per sempre e ignorando volontariamente tanto che esiste una cosa chiamata “produttore” quanto tutto quel che è venuto dopo, da Sid Vicious a Darby Crash, da Kurt Cobain a Amy Winehouse. Tanto a questi ci pensano le generazioni successive, con argomentazioni peggiori che il più delle volte coinvolgono anche artisti morti prima che tanti fanatici nascessero. Quando poi è necessario, Jaco Pastorius non se lo incula nessuno…

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Donnie Darko (2001) di Richard Kelly

16 luglio 2013 § Lascia un commento

"Ma prima avevo James Stewart qua vicino, dove si è cacciato quell'imbecille?"

“Ma prima avevo James Stewart qua vicino, dove si è cacciato quell’imbecille?”

Donnie Darko uscì nel 2001 nell’indifferenza generale, anche perché fu distribuito in poche copie e poco tempo dopo la caduta delle Torri Gemelle, trattato dall’inizio come se fosse stato o dovesse essere messo a chissà quale Indice. Il problema è che da questo Indice, nel 2004, è uscito grazie a un “director’s cut” che, pubblicato su DVD negli Stati Uniti, ha reso possibile la distribuzione in Italia della versione originale, che andai a vedere al cinema, su consiglio di un conoscente comune che si riteneva un fan di David Lynch, pur avendo visto solo Strade perdute, e si espresse così: “Non è tra i 100 film migliori della storia, come dice il trailer, però è stupendo!”. Mi accompagnarono quattro amici miei che si espressero così:

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American Beauty (1999) di Sam Mendes

16 luglio 2013 § Lascia un commento

"Ho finito i vibratori, ma non ditelo a mamma."

“Ho finito i vibratori, ma non ditelo a mamma.”

Federica e basta mi ha ricordato quante volte mi vengono poste domande del genere: “DR, DR, mi trovo in difficoltà: stasera esco con una ragazza laureata al DAMS e voglio fare colpo su di lei. Io punterei su qualcosa che critichi l’alta borghesia e cose così, sai com’è. Hai qualche dritta da darmi?”
Beh, ho delle alternative che dipendono da chi mi chiede una cosa così: se mi sei simpatico, ti consiglio Il fascino discreto della borghesia; se mi stai sul cazzo, ti consiglio Il settimo continente di Haneke; se sei un mio amico, te li consiglio entrambi. Oppure sei un cretino che ha bocca buona (e vuole la chiavata sicura): in quel caso, American Beauty va benissimo per entrambi i sessi.

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Recensione con prece: L’esorcista (1973, versione integrale) di William Friedkin

15 luglio 2013 § 1 Commento

"Ma figùrati se gli alieni mi attirano nella loro astrona... Oh, cazzo!"

“Ma figùrati se gli alieni mi attirano nella loro astrona… Oh, cazzo!”

Nell’anno in cui ricorre il quarantesimo anniversario dalla sua uscita, scriverò qui qualcosa, senza dilungarmi su leggende metropolitane, incidenti e quant’altro, su uno dei film più terrificanti di tutti i tempi, un punto di riferimento per gli horror a venire che ha sconvolto e sconvolge ancora oggi gli spettat- CRISTO, CHE PALLE. Ma veramente! Certo, l’unica cosa sicura è che ha diviso la critica. Se ne sto parlando, da che parte sto?

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Ascolto parallelo con ElFecondadòrDelPartenón #4: Acid Rap (2013) di Chance The Rapper

8 luglio 2013 § Lascia un commento

Durante una sospensione di 10 giorni inflittagli quando frequentava le scuole superiori, Chance The Rapper incise #10day, lo fece scaricare gratis e tutti gli vollero bene. Due anni dopo, il mio amico ElFecondadòrDelPartenón e io sottoponiamo al nostro ascolto chirurgico il suo nuovo mixtape, intitolato Acid Rap. Poi mi devono rispiegare la differenza fra un mixtape e un album, perché mi hanno pure chiarito la distinzione però, sinceramente… boh?!

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Ua’, Giggìg, si’ ‘e fierro: Man Of Steel (2013) di Zack Snyder

3 luglio 2013 § Lascia un commento

Quella sotto si chiama "rotazione terrestre", non è lui che vola.

Quella sotto si chiama “rotazione terrestre”, non è lui che vola.

Premettendo che il mio supereroe preferito, se proprio devo sceglierlo, è Batman, che la quantità di fumetti che leggo tende a zero e che i film di supereroi mi fanno cacarissimo in quanto anche accozzaglia di cacate, vorrei per stavolta mettere da parte i miei pregiudizi verso un preciso genere di film e procedere con ordine nel parlare di questo film, limitandomi appunto al film. Non credo di fare un torto al fumetto perché – inutile stare qui a discuterne – a prescindere dai dettagli che possono condividere, a partire dal titolo, un film e un romanzo (o un fumetto, nel nostro caso) che narrano la stessa storia sono e saranno sempre due opere distinte. Ma, a quanto pare, questo ci è stato chiaro più o meno fino agli anni ’60, quando si leggeva Dostoevskij (perché si leggeva) invogliati magari dalla visione dello sceneggiato televisivo della sera prima; oggi a che serve sciropparsi cinquecento pagine, o peggio mille pagine, o peggio ancora mille pagine con della roba scritta sopra, se il film ci ha già riassunto tutto in meno di due ore? Del resto – faccio un esempio pratico per arrivare al punto – anche Arancia meccanica di Kubrick (tutti l’hanno visto) è meglio del romanzo da cui è tratto (pochi l’hanno letto), pur rimanendo una cacata (pochissimi lo sanno).

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La grande bellezza (2013) di Paolo Sorrentino

2 luglio 2013 § Lascia un commento

Eh, trovatemela voi la didascalia giusta...

Eh, trovatemela voi la didascalia giusta…

Quelli che a questo film rimproverano di non avere una trama e di essere dispersivo sono gli stessi che tessono lodi per La dolce vita, solo che neanche La dolce vita aveva una trama e l’incoerenza non uccide all’istante. La differenza tra chi muore e chi deve morire è chiara dall’inizio di questo film diretto in maniera calligrafica (e malickiana, porca miseria…) da uno che ha il vizio della scena madre, del monologo travestito da dialogo e del rendere intercambiabile leggere e recitare, ma che in fondo ha sbagliato solo This Must Be The Place, se si può definire sbagliato il coming-of-age a cinquant’anni suonati. « Leggi il seguito di questo articolo »

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