Ascolto parallelo con ElFecondadòrDelPartenón #17: Black Messiah (2014) di D’Angelo and The Vanguard

18 dicembre 2014 § Lascia un commento

Ragazzi, qua non è facile fare un’introduzione decente, anche perché già ne avrete sentito parlare in giro e parecchio.
D’Angelo è, per farla breve e banale, il nuovo Prince, solo più visionario, psichedelico, pazzo o semplicemente, se volete, aggiornato. Sono bastati due album distanti tra loro cinque anni, Brown Sugar e Voodoo, a confermarlo come un grande talento, soprattutto il monumentale Voodoo, in cui il soul e l’R&B, immersi in generi che apparentemente non c’entrano alcunché con loro, vengono spinti negli anni 2000 a forza di suite dilatate e campioni sparsi qua e là. Nel primo album, quasi tutto è suonato dal solo D’Angelo, come nei primi cinque album di Prince; nel secondo, D’Angelo tiene tutto sotto stretto e rigido controllo, ma in certe occasioni si defila per dare spazio al grandissimo Pino Palladino al basso e a Questlove alla batteria.
Sono passati quattordici anni da Voodoo e potete immaginare tutti, dopo le lodi sperticate da critica, pubblico e colleghi soprattutto nei primi anni 2000, in quale visibilio abbia mandato critica, pubblico e colleghi la notizia dell’uscita di Black Messiah, album in cui vengono accreditati anche i Vanguard, la band che comprende i già citati Palladino e Questlove tra gli altri e accompagnerà il Nostro nel tour di bentornato e di presentazione di un lavoro che si annuncia complesso, stratificato, folle, un capolavoro annunciato da anche troppo tempo. C’è ragione di crederlo? ElFecondadòrDelPartenón, molto più ferrato di me sull’argomento, mi aiuterà a capirlo in anteprima per voi. Quindi, senza indugio, andiamo a scoprirlo. « Leggi il seguito di questo articolo »

Ascolto parallelo con ElFecondadòrDelPartenón #16: On How To Lubricate Capital’s Effect (2014) di Jar Moff

29 novembre 2014 § Lascia un commento

Del JarMoffone nostro abbiamo già parlato qui e qui, inutile riassumervi tutto. Solo che a un certo punto arriva il botto: Jar Moff annuncia su Twitter di aver messo in free download il suo nuovo lavoro, assieme ai due precedenti pubblicati su vinile dalla PAN. Porca miseria, potevo mai sottrarmi? NO, DANNAZIONE! E magari non fatelo neanche voi, consultate il profilo Twitter di Jar Moff e cercate l’ultimo link dal quale scaricare tutto, ché questo link cambia con cadenza settimanale. Non potevo non avvisare ElFecondadòrDelPartenón, a cui poco manca per essergli vicino di casa.
E il gioco è fatto: oggi non solo rivedremo le nostre conclusioni sulle ambizioni opportunamente rimisurate del Nostro, ma verificheremo per voi se vale la pena ascoltare On How To Lubricate Capital’s Effect, l’ultima installazione della “trilogia finanziaria” del misterioso Jar Moff. « Leggi il seguito di questo articolo »

Necroeconomy: The Endless River (2014) dei Pink Floyd

7 novembre 2014 § Lascia un commento

English version here

OK, lo ammetto: quando ero alle scuole medie, anche io cascai nella trappola tesa dal marchio Pink Floyd, GUARDA CASO, nell’album The Dark Side Of The Moon, che ascoltai tante di quelle volte che a rimetterlo adesso nello stereo mi viene la nausea. Lo stesso dicasi per tutti gli altri album che mi procurai in seguito, bastava che fosse scritto “Pink Floyd” sulla copertina e doveva essere mio. Classica storia: si inizia con il prisma su sfondo nero, si continua con Wish You Were Here, perché i tuoi genitori hanno solo quei due album su vinile, sbuca fuori dagli archivi di casa A Momentary Lapse Of Reason copiato su musicassetta, si scopre che il tuo papà nel ’70 regalò alla tua mamma il vinile di Atom Heart Mother e chissà dov’è finito e nemmeno conosci la storia che conoscono tutti: prima Syd Barrett, poi la democrazia, poi la Waters-dittatura, poi la noia di respirare che culmina in quel The Division Bell che avrò ascoltato per intero due volte in tutta la vita. Manco a dirlo, la mia fase preferita andava da Atom Heart Mother (CD che nemmeno riascolto più, ma erano MATTISSIME RISATE quando lo ascoltavo) a The Wall, il culmine della Waters-dittatura prima che in The Final Cut si restasse tutti fermi a fissare le rovine. « Leggi il seguito di questo articolo »

Necroeconomy: Pink Floyd’s The Endless River (2014)

7 novembre 2014 § 1 commento

OK, I admit it: when I was 11 or 12, I too fell in the trap set by the Pink Floyd trademark, ODDLY ENOUGH, in the Dark Side Of The Moon album, that I listened to so many times I’d be nauseated to put it back in my stereo now. The same must be said about the other albums I got afterwards, “Pink Floyd” written on the cover was enough for that album to be mine. The story is a classic: in the beginning was the prism on black background, then Wish You Were Here, because your parents have got only those two on vinyl, then out of the “home archives” comes A Momentary Lapse Of Reason on MC, then you find out that, in 1970, your father gave your mother Atom Heart Mother on vinyl as a present and who knows where it is now, and you don’t even know the story everybody knows: first Syd Barrett, then democracy, then the Waters-dictatorship, then the bore of breathing culminating in The Division Bell, that I listened to twice in my whole life. No need to say, my favorite phase goes from Atom Heart Mother (I don’t listen to that CD anymore, but I LAUGHED HARD AS HELL when I listened to it) to The Wall, the acme of the Waters-dictatorship before everyone stopped and stared at the ruins in The Final Cut. « Leggi il seguito di questo articolo »

COndizioni COmatose PROrogate (2014) de L’Esistenza dei Mostri

7 novembre 2014 § Lascia un commento

No, un attimo, non ho detto "Va' a Gagarin!" Vabbe', troppo tardi...

No, un attimo, non ho detto “Va’ a Gagarin!” Vabbe’, troppo tardi…

Qui devo capire anche io se è una pubblicità o una recensione.

Conosco Mauro Sommella de L’Esistenza Dei Mostri da quando aveva diciott’anni, le scarpe color verde Slimer e i capelli. Ha suonato prima nei Lazy Sods, che facevano cover punk, poi nei Lev, che facevano indie-combat-punk (informatevi per conto vostro, perché io, sinceramente…). Da qualche anno, sembra sentire stretto il punk al punto da comporre prima da solo e fondare poi L’Esistenza Dei Mostri, ensemble mandolin-core (qui mi arrendo), con appunto al mandolino la sua controparte tricologica Marcello Vitale. « Leggi il seguito di questo articolo »

Ascolto parallelo con ElFecondadòrDelPartenón #15: Broke With Expensive Taste (2014) di Azealia Banks

7 novembre 2014 § Lascia un commento

L’album che abbiamo ascoltato per voi merita un’introduzione particolare da parte di ElFecondadòrDelPartenón. A te la parola, Fecondadòr.

Grazie, DR.
È una stronza, è acida con il mondo, su Twitter ha scatenato faide infinite con chiunque, è arrivata a litigare perfino con gli Stone Roses e la sua epopea con Lily Allen potrebbe essere iscritta negli annali del trash, ma una cosa è sicura: Azealia Banks ha un enorme, incredibile talento. Già all’avanguardia quando nel 2011 se ne uscì con un pezzo che a suo modo ha fatto storia, quella 212 che in poco meno di tre minuti e mezzo condensava tre canzoni in una e quattro stili in uno, da allora, tra infinite controversie con la label (con la quale a malapena è riuscita a pubblicare un breve quanto indicativo EP nel 2012, il ballabilissimo e godibilissimo 1991, fusione perfetta di ritmi house e suggestioni rap ad amplissimo spettro) e un perfezionismo ai limiti dell’indescrivibile, si è capito che la giovanissima statunitense era un gioiello raro. « Leggi il seguito di questo articolo »

Ascolto parallelo con ElFecondadòrDelPartenón #14: Aphex Swift (2014) di David Rees

4 novembre 2014 § Lascia un commento

Mentre mi faccio coraggio prima di redigere una monografia sulla scena bastard pop, mash-up, bootleg o come cavolo volete chiamarla, ecco farsi strada, da SoundCloud verso il resto del web, un albumetto in cui la voce di Taylor Swift si sovrappone a pezzi strumentali di Aphex Twin, forse per celebrare le rispettive uscite discografiche di quest’anno. David Rees, uno che tempera matite per corrispondenza, è l’autore dell’albumetto in questione, che si intitola Aphex Swift (duh!), e ci spiega anche come è arrivato a fare quel che ha fatto.
Complice l’hype che i due artisti “mescolati” generano già in solitaria, di quest’albumetto hanno già parlato tutti, senza neanche dare il tempo di premere “play” sul lettore di SoundCloud o di scaricare tutto e ascoltare con calma a me, a ME! Laddove tutti vedono un gimmick, io vedo un genere musicale capace di raccontarci cose che nemmeno il più narrativo dei concept album può permettersi. E voi svilite tutto così, contenti voi…
Basta, ho perso già troppo tempo, qua bisogna sbrigarsi ad ascoltare. E potevo tenere il nostro Fecondadòr preferito fuori dai giochi? Nemmeno per sogno! Quindi avventuriamoci insieme in Aphex Swift e scopriamo se il chiacchiericcio insistente dei blogger musicali ha motivo di vedere in esso una pietra miliare della musica sconvolta. « Leggi il seguito di questo articolo »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 86 follower