Necroeconomy: The Endless River (2014) dei Pink Floyd

7 novembre 2014 § Lascia un commento

OK, lo ammetto: quando ero alle scuole medie, anche io cascai nella trappola tesa dal marchio Pink Floyd, GUARDA CASO, nell’album The Dark Side Of The Moon, che ascoltai tante di quelle volte che a rimetterlo adesso nello stereo mi viene la nausea. Lo stesso dicasi per tutti gli altri album che mi procurai in seguito, bastava che fosse scritto “Pink Floyd” sulla copertina e doveva essere mio. Classica storia: si inizia con il prisma su sfondo nero, si continua con Wish You Were Here, perché i tuoi genitori hanno solo quei due album su vinile, sbuca fuori dagli archivi di casa A Momentary Lapse Of Reason copiato su musicassetta, si scopre che il tuo papà nel ’70 regalò alla tua mamma il vinile di Atom Heart Mother e chissà dov’è finito e nemmeno conosci la storia che conoscono tutti: prima Syd Barrett, poi la democrazia, poi la Waters-dittatura, poi la noia di respirare che culmina in quel The Division Bell che avrò ascoltato per intero due volte in tutta la vita. Manco a dirlo, la mia fase preferita andava da Atom Heart Mother (CD che nemmeno riascolto più, ma erano MATTISSIME RISATE quando lo ascoltavo) a The Wall, il culmine della Waters-dittatura prima che in The Final Cut si restasse tutti fermi a fissare le rovine. « Leggi il seguito di questo articolo »

COndizioni COmatose PROrogate (2014) de L’Esistenza dei Mostri

7 novembre 2014 § Lascia un commento

No, un attimo, non ho detto "Va' a Gagarin!" Vabbe', troppo tardi...

No, un attimo, non ho detto “Va’ a Gagarin!” Vabbe’, troppo tardi…

Qui devo capire anche io se è una pubblicità o una recensione.

Conosco Mauro Sommella de L’Esistenza Dei Mostri da quando aveva diciott’anni, le scarpe color verde Slimer e i capelli. Ha suonato prima nei Lazy Sods, che facevano cover punk, poi nei Lev, che facevano indie-combat-punk (informatevi per conto vostro, perché io, sinceramente…). Da qualche anno, sembra sentire stretto il punk al punto da comporre prima da solo e fondare poi L’Esistenza Dei Mostri, ensemble mandolin-core (qui mi arrendo), con appunto al mandolino la sua controparte tricologica Marcello Vitale. « Leggi il seguito di questo articolo »

Ascolto parallelo con ElFecondadòrDelPartenón #15: Broke With Expensive Taste (2014) di Azealia Banks

7 novembre 2014 § Lascia un commento

L’album che abbiamo ascoltato per voi merita un’introduzione particolare da parte di ElFecondadòrDelPartenón. A te la parola, Fecondadòr.

Grazie, DR.
È una stronza, è acida con il mondo, su Twitter ha scatenato faide infinite con chiunque, è arrivata a litigare perfino con gli Stone Roses e la sua epopea con Lily Allen potrebbe essere iscritta negli annali del trash, ma una cosa è sicura: Azealia Banks ha un enorme, incredibile talento. Già all’avanguardia quando nel 2011 se ne uscì con un pezzo che a suo modo ha fatto storia, quella 212 che in poco meno di tre minuti e mezzo condensava tre canzoni in una e quattro stili in uno, da allora, tra infinite controversie con la label (con la quale a malapena è riuscita a pubblicare un breve quanto indicativo EP nel 2012, il ballabilissimo e godibilissimo 1991, fusione perfetta di ritmi house e suggestioni rap ad amplissimo spettro) e un perfezionismo ai limiti dell’indescrivibile, si è capito che la giovanissima statunitense era un gioiello raro. « Leggi il seguito di questo articolo »

Ascolto parallelo con ElFecondadòrDelPartenón #14: Aphex Swift (2014) di David Rees

4 novembre 2014 § Lascia un commento

Mentre mi faccio coraggio prima di redigere una monografia sulla scena bastard pop, mash-up, bootleg o come cavolo volete chiamarla, ecco farsi strada, da SoundCloud verso il resto del web, un albumetto in cui la voce di Taylor Swift si sovrappone a pezzi strumentali di Aphex Twin, forse per celebrare le rispettive uscite discografiche di quest’anno. David Rees, uno che tempera matite per corrispondenza, è l’autore dell’albumetto in questione, che si intitola Aphex Swift (duh!), e ci spiega anche come è arrivato a fare quel che ha fatto.
Complice l’hype che i due artisti “mescolati” generano già in solitaria, di quest’albumetto hanno già parlato tutti, senza neanche dare il tempo di premere “play” sul lettore di SoundCloud o di scaricare tutto e ascoltare con calma a me, a ME! Laddove tutti vedono un gimmick, io vedo un genere musicale capace di raccontarci cose che nemmeno il più narrativo dei concept album può permettersi. E voi svilite tutto così, contenti voi…
Basta, ho perso già troppo tempo, qua bisogna sbrigarsi ad ascoltare. E potevo tenere il nostro Fecondadòr preferito fuori dai giochi? Nemmeno per sogno! Quindi avventuriamoci insieme in Aphex Swift e scopriamo se il chiacchiericcio insistente dei blogger musicali ha motivo di vedere in esso una pietra miliare della musica sconvolta. « Leggi il seguito di questo articolo »

Visione parallela con ElFecondadòrDelPartenón #5: Tokyo Decadence (1991) di Ryu Murakami

17 ottobre 2014 § Lascia un commento

Ryu Murakami non è un parente di Haruki, ma è un bel tipo comunque: scrive libri e dirige film, nel 1976 si fa notare con il romanzo d’esordio Blu quasi trasparente, ma la fama vera arriva nel 1988 con Topazu, adattato per il grande schermo nel 1991. Per evitare confusione con la telenovela Topazio, il film e il romanzo vengono portati da noi (e altrove) con l’eloquente titolo Tokyo Decadence. Il film, in particolare, divide pubblico e critica e rappresenta un curioso caso di censura in Italia: tagliano tutte le scene ma non quelle di sesso, che sono anche abbastanza esplicite, riducendo la durata del film da circa due ore a un’ora e mezza. Morale della favola: facciamo tanto i moralisti, ma alla fine siamo molto più depravati e segaioli degli altri e preferiamo rimanerlo a costo di far passare per esclusivamente pornografico un racconto che parla di tutt’altro. E quindi che facciamo? Ci facciamo le seghe da bravi italiani o facciamo le persone serie? Assieme a ElFecondadòrDelPartenón, prenderemo posizione (evitate ironie facili) e valuteremo di conseguenza. Questo è Tokyo Decadence. « Leggi il seguito di questo articolo »

Live report: Tim Hecker, Basilica di San Giovanni Maggiore, Napoli, 24 settembre 2014

25 settembre 2014 § Lascia un commento

Bene, che faccio? Lo uso o non lo uso? E le luci, le accendo o le spengo?

Bene, che faccio? Lo uso o non lo uso? E le luci, le accendo o le spengo?

Non so voi, ma quando uno campiona interviste e spezzoni dal vivo dei Van Halen per farci un EP ambient, nonostante Chill Out dei KLF, è quasi automatico volergli bene. E io a Tim Hecker voglio bene, per via di My Love Is Rotten To The Core, ma anche per gran parte del resto, che include, sissignore, Ravedeath, 1972 e Virgins. A seconda dell’anno di rilascio, la sua opera, soprattutto la recente fase “liturgica”, è in grado di non far rimpiangere William Basinski, Christian Fennesz, Klaus Schulze, Steve Reich, Terry Riley, Kevin Shields e non ricordo chi altro. Con questi presupposti, conoscendo anche la storiella dell’organo a canne usato in una chiesa in Islanda, ricevendo qualche conferma da un registrazione su YouTube ottenuta di soppiatto durante un live alla Chiesa di Santa Cristina a Parma, potevo mai farmi sfuggire un live alla Basilica di San Giovanni Maggiore, riaperta due anni fa dopo 42 anni di restauro? E non inviti la tua ragazza e gli amici? Dai, altrimenti fa brutto. « Leggi il seguito di questo articolo »

Ascolto parallelo con ElFecondadòrDelPartenón #13: Syro (2014) di Aphex Twin

25 settembre 2014 § Lascia un commento

Volevo qualcosa di grosso per finire la pausa estiva e ce l’avevo. Era proprio questa, ma è arrivata a inizio autunno, mi scuso con tutti. Volevo fare pure un riassunto delle varie (ri)scoperte/conferme/altricazzi del mese di agosto, ma è troppa roba: FKA twigs, Von Lmo, Gareth Evans, Lick My Decals Off, Baby; ma ora non solo è tardi, ma mi è impossibile scrivere ogni cosa per bene.
Ad ogni modo, la fotta è considerevole, dato il fatto che non ci sono stati inediti a nome Aphex Twin dal 2001. Inutile stare qua a darvi ragguagli, perché già sapete tutto. Doveva essere un’anteprima, ma mi pesava il culo di editare tutto e l’articolo è uscito dopo il disco. Però ricordo che tipo di pubblico ho, quindi sto con l’anima in pace. Bando alle ciance, andiamo a vedere cosa ha riservato per noi il buon Richard nel suo nuovo album, Syro. « Leggi il seguito di questo articolo »

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